TY  -  JOUR
AU  -  Lettieri, Corrado
AU  -  Colombo, Paola
AU  -  Rosiello, Renato
AU  -  Morici, Nuccia
AU  -  Parogni, Pierpaolo
AU  -  Musumeci, Giuseppe
AU  -  Tabaglio, Erminio
AU  -  Zadra, Alessandro
AU  -  Cattaneo, Maria Grazia
AU  -  Soriano, Francesco
AU  -  Brunazzi, Maria Cristiana
AU  -  Galavotti, Maurizio
AU  -  Klugmann, Silvio
AU  -  Senni, Michele
AU  -  Valsecchi, Orazio
AU  -  Zanini, Roberto
AU  -  Rossini, Roberta
T1  -  Il follow-up del paziente sottoposto 
a rivascolarizzazione coronarica percutanea: 
impatto potenziale dell’applicazione di un percorso clinico-gestionale strutturato sull’integrazione ospedale-territorio e modulato sul rischio clinico 
del paziente
PY  -  2015
Y1  -  2015-10-01
DO  -  10.1714/2028.22042
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  16
IS  -  10
SP  -  565
EP  -  573
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/03/06
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/2028.22042
N2  -  Razionale. Le modalità di follow-up dei pazienti sottoposti a procedura coronarica percutanea (PCI) non sono ancora ben definite e standardizzate. Scopo del presente studio è stato quello di definire: a) la frequenza ed i pattern delle prestazioni cardiologiche (visite, esami ecocardiografici e test provocativi) dopo PCI nella pratica clinica; b) l’impatto di un percorso multidisciplinare di appropriatezza clinica (PAC) per la gestione del follow-up post-PCI, strutturato sulla collaborazione specialista-medico di medicina generale e modulato sul rischio clinico del paziente, in termini di potenziale riduzione del numero di prestazioni ambulatoriali inappropriate e dei tempi di attesa per tali prestazioni, nonché razionalizzazione delle risorse con conseguente impatto economico. Materiali e metodi. La popolazione di studio è costituita da 780 pazienti consecutivi sottoposti a PCI nel 2010 presso due ospedali italiani. È stato registrato il numero di prestazioni cardiologiche (totali, di routine e clinicamente motivate) erogate nei 2 anni dopo la rivascolarizzazione, sia sulla popolazione totale, sia dopo stratificazione in base al profilo di rischio dei pazienti. Inoltre è stata eseguita una simulazione valutando il differenziale tra le prestazioni erogate e quelle previste dalle evidenze scientifiche. Risultati. Il numero medio di prestazioni cardiologiche erogate nei 2 anni di follow-up è stato pari a 5, di cui 4.4 di routine in pazienti asintomatici. Le prestazioni di routine sono state eseguite più frequentemente nei pazienti a basso rischio rispetto a quelli a rischio più elevato. Applicando il PAC al case mix della popolazione in esame e realizzando l’accorpamento delle prestazioni (es. visita e test provocativo) si otterrebbe una riduzione di 0.87 prestazioni/paziente/anno, con una possibile riduzione del 39% delle liste di attesa per questa tipologia di prestazioni nel contesto clinico specifico. Conclusioni. Il presente studio osservazionale evidenzia una tendenza al sovrautilizzo di controlli cardiologici clinici e strumentali nel follow-up dei pazienti sottoposti a PCI. L’applicazione di un PAC può consentire di evitare prestazioni non necessarie, riducendo i costi sanitari.
ER  -   
