TY  -  JOUR
AU  -  Alida L.P. Caforio
AU  -  Testolina, Martina
AU  -  Schiavo, Alessandro
AU  -  Marcolongo, Renzo
AU  -  Iliceto, Sabino
T1  -  La biopsia endomiocardica nella miocardite acuta: per tutti i pazienti
PY  -  2015
Y1  -  2015-10-01
DO  -  10.1714/2028.22032
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  16
IS  -  10
SP  -  533
EP  -  538
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/16
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/2028.22032
N2  -  La diagnosi di miocardite è difficile in quanto non esiste una presentazione clinica patognomonica, e la malattia può simulare altre patologie non infiammatorie. Pertanto nelle attuali classificazioni, l’Organizzazione Mondiale della Sanità/Società Internazionale e Federazione di Cardiologia (WHO/ISFC), la Società Europea di Cardiologia (ESC), ed infine, nel 2013 gli esperti della Task Force sulle miocarditi dell’ESC, definiscono la malattia come una malattia infiammatoria del miocardio, diagnosticata alla biopsia endomiocardica (BEM) sulla base di metodiche istologiche, immunologiche, immunoistochimiche nonché molecolari, queste ultime atte ad individuare possibili agenti infettivi e a differenziare forme infettive, soprattutto virali da forme negative per agenti infettivi, ossia immuno-mediate. La definizione di “cardiomiopatia infiammatoria” può essere applicata alle miocarditi confermate istologicamente che si presentino in associazione a disfunzione ventricolare cardiaca, sinistra, destra o biventricolare. La miocardite può risolversi spontaneamente, recidivare o cronicizzarsi con progressione in circa un terzo dei casi provati biopticamente in cardiomiopatia dilatativa, exitus o trapianto. Il documento di consenso elaborato dalla Task Force ESC 2013 raccomanda di considerare sistematicamente l’esecuzione della BEM e della coronarografia nei pazienti che soddisfino stringenti criteri per la miocardite clinicamente sospetta. In ogni caso, l’analisi della BEM non dovrebbe limitarsi solo all’analisi istologica standard (criteri di Dallas), ma includere l’analisi ­immuno­istochimica e molecolare per la ricerca di agenti infettivi e dovrebbe essere eseguita da un team di esperti. Il razionale di questo sforzo diagnostico è la disponibilità di un’ampia gamma di opzioni di terapia immunosoppressiva e immunomodulante nei pazienti virus-negativi che, come nelle malattie autoimmuni extracardiache e come dimostrato in molti studi clinici, potrebbero beneficiare di una terapia in grado di fermare o almeno controllare il danno cardiaco tissutale cronico mediato dal sistema immunitario, che altrimenti porterebbe alla fibrosi irreversibile o alla cardiomiopatia dilatativa.
ER  -   
