TY  -  JOUR
AU  -  Frisinghelli, Anna
AU  -  Cesana, Francesca
AU  -  Clavario, Piero
AU  -  Mureddu, Gian Francesco
AU  -  Temporelli, Pier Luigi
AU  -  Cherubini, Antonella
AU  -  Mocini, David
AU  -  Fioravanti, Pino
AU  -  Fattirolli, Francesco
AU  -  a nome dell’Area Prevenzione Cardiovascolare dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO)
T1  -  Cardiologi italiani e fumo di tabacco. 
Survey su prevalenza e conoscenza del tabagismo 
e delle strategie antifumo di una coorte 
di cardiologi italiani
PY  -  2015
Y1  -  2015-07-01
DO  -  10.1714/1954.21244
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  16
IS  -  7
SP  -  426
EP  -  432
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/21
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1954.21244
N2  -  Razionale. L’uso di tabacco è la prima causa di morte eliminabile del mondo occidentale; la sua abolizione è l’intervento di prevenzione cardiovascolare più efficace in assoluto. Sebbene nella popolazione generale e tra gli operatori sanitari ciò sia ampiamente noto, il fumo riguarda ancora circa un quarto degli italiani: in modo ancor più rilevante, le osservazioni sulla storia naturale del fumatore dopo sindrome coronarica acuta evidenziano come più del 50% dei pazienti riprenda a fumare dopo l’evento. Poiché il medico dovrebbe avere il ruolo centrale nell’affrontare il problema tabagismo nei pazienti, è utile conoscere quanto i cardiologi siano proattivi nel trattare il paziente fumatore e la loro disposizione a implementare programmi per la disassuefazione dal fumo. Materiali e metodi. La survey “Cardiologi italiani e fumo di tabacco” è stata realizzata nel 2013 nell’ambito del 44° Congresso Nazionale ANMCO con la finalità di esplorare la prevalenza del tabagismo tra i cardiologi, l’ambito di attività e l’atteggiamento del professionista rispetto al fumo e al trattamento del cardiopatico tabagista, le conoscenze e le competenze attuali e l’eventuale interesse ad acquisirne ulteriori. Un questionario anonimo articolato su 35 domande (con la possibilità di indicare i propri dati per iniziative di formazione) è stato compilato da 610 cardiologi (50% dei congressisti; età media 51 ± 11 anni; 9.5% fumatori). Risultati. Il 58% degli intervistati ha correttamente indicato il fumo come una dipendenza; il 45% ha un comportamento proattivo nei confronti di pazienti con cardiopatia ischemica che intendono smettere di fumare. La fiducia dei cardiologi nell’efficacia delle terapie per la disassuefazione da tabacco è elevata (93%); il 62% ritiene che sia il cardiologo a dover trattare il tabagismo, ma pensa di non avere strumenti (70%) né conoscenze (66%) sufficienti. Due terzi del campione parteciperebbe a programmi di formazione. Conclusioni. I cardiologi ospedalieri in prevalenza riconoscono il fumo come malattia; pensano che siano disponibili trattamenti efficaci ma ritengono di avere conoscenze e strumenti ancora insufficienti ad attuarle.
ER  -   
