TY  -  JOUR
AU  -  Perna, Gian Piero
AU  -  Battistoni, Ilaria
AU  -  Angelini, Luca
T1  -  La modulazione della frequenza cardiaca 
nella cardiopatia ischemica stabile: cosa abbiamo imparato dallo studio SIGNIFY?
PY  -  2015
Y1  -  2015-03-01
DO  -  10.1714/1820.19824
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  16
IS  -  3
SP  -  155
EP  -  160
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/02
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1820.19824
N2  -  La frequenza cardiaca è un marker di rischio nei pazienti con cardiopatia ischemica stabile. Nel recente trial SIGNIFY l’associazione di ivabradina alla terapia standard per ridurre la frequenza cardiaca in una popolazione a basso rischio di eventi trattata al meglio con statine, antiaggreganti e inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina non ha migliorato la prognosi. Si è verificata inoltre una significativa interazione per gli effetti dell’ivabradina tra sottogruppi con e senza angina, con esiti lievemente ma significativamente peggiori nei pazienti con angina in classe CCS >II. La spiegazione di questo sorprendente risultato non è chiara, anche perché non è stata rilevata una curva a J per la frequenza cardiaca. Noi ipotizziamo che il sottogruppo di pazienti (4.6%) trattato con diltiazem, verapamil e inibitori forti del CYP3A4 abbia condizionato la frequenza di effetti sfavorevoli, soprattutto l’insorgenza di fibrillazione atriale e di conseguenza di sindromi coronariche acute associate alla tachiaritmia. Escludendo questo sottogruppo di pazienti non si rilevano significative differenze tra i due gruppi di trattamento (placebo e ivabradina). In conclusione, la frequenza cardiaca è un marker di rischio ma non un fattore di rischio, né rappresenta un target di terapia in pazienti affetti da cardiopatia ischemica stabile con funzione sistolica del ventricolo sinistro conservata. Ivabradina a dosi standard rimane indicata per il trattamento dell’angina in alternativa o in associazione ai betabloccanti ma non deve essere associata ai forti inibitori del CYP3A4 o a calcioantagonisti che riducono la frequenza cardiaca.
ER  -   
