TY  -  JOUR
AU  -  Consoli, Agostino
AU  -  Di Fulvio, Patrizia
T1  -  Ridurre il rischio cardiovascolare
nel trattamento del paziente diabetico:
cos’è cambiato dagli anni ’90 ad oggi nell’approccio clinico?
PY  -  2014
Y1  -  2014-12-01
DO  -  10.1714/1762.19114
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  15
IS  -  12
SP  -  21
EP  -  26
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/17
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1762.19114
N2  -  Le malattie cardiovascolari (CV) rappresentano la principale causa di morbilità e mortalità nel diabete di tipo 2. La riduzione del rischio CV è quindi un obiettivo primario nella scelta delle strategie di trattamento del diabete. Una serie di evidenze fanno oggi ritenere che il raggiungimento di target ambiziosi nel controllo della glicemia abbia un’effettiva utilità ai fini della riduzione del rischio CV solo se instaurato in una fase molto precoce della malattia diabetica e se effettuato minimizzando il rischio di ipoglicemia. Di qui la sempre più pressante necessità di individualizzare i target di trattamento sulla base delle caratteristiche cliniche ed anamnestiche del paziente. D’altro canto l’iperglicemia non è solo un elemento di danno vascolare diretto, ma funge anche da moltiplicatore degli effetti lesivi degli altri fattori di rischio CV, il trattamento a target dei quali è necessario al pari e più del controllo glicemico nell’ottica di una riduzione degli eventi CV nel diabetico. Nella scelta delle strategie terapeutiche per la riduzione dell’iperglicemia sarebbe quindi auspicabile avvalersi di molecole che almeno non peggiorino i fattori di rischio extra-glicemici (obesità, dislipidemia, ipertensione arteriosa) o che, addirittura, aiutino a correggerli. Le terapie basate sulle incretine, ed in particolare le terapie basate sull’impiego di agonisti recettoriali del glucagon-like peptide-1, appaiono essere in grado di indurre calo ponderale, di modificare in senso favorevole il profilo lipidico e di ridurre la pressione arteriosa. Inoltre, la terapia con queste molecole è associata ad un rischio di ipoglicemie molto basso o addirittura nullo. In teoria, quindi, il trattamento con farmaci di questa classe potrebbe aiutare a ridurre il rischio cardiovascolare nel diabetico. Sicure evidenze di questo non sono tuttavia al momento disponibili ma, qualora dovessero emergere in maniera convincente, questo potrebbe portare ad un importante adeguamento delle attuali strategie di prevenzione del rischio CV nel diabete.
ER  -   
