TY  -  JOUR
AU  -  Fiorentino, Teresa Vanessa
AU  -  Sesti, Giorgio
T1  -  Ridurre il rischio ipoglicemico
nel trattamento del paziente diabetico:
cos’è cambiato dagli anni ’90 ad oggi nell’approccio clinico?
PY  -  2014
Y1  -  2014-12-01
DO  -  10.1714/1762.19112
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  15
IS  -  12
SP  -  13
EP  -  20
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/17
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1762.19112
N2  -  Il buon controllo metabolico rappresenta uno dei principali obiettivi della gestione terapeutica del paziente diabetico, tuttavia studi clinici di intervento hanno dimostrato che un approccio terapeutico intensivo, soprattutto quando si utilizzano insulina e/o sulfaniluree, è gravato da un maggior rischio di ipoglicemia e può avere effetti negativi sul rischio cardiovascolare. L’ipoglicemia è uno dei principali effetti indesiderati della terapia antidiabetica ed è associata ad eventi cardiovascolari. L’attivazione simpatica durante gli episodi ipoglicemici può favorire l’ischemia miocardica e cerebrale e indurre aritmie potenzialmente fatali. Inoltre l’ipoglicemia limita l’aderenza del paziente alla terapia peggiorando di conseguenza il controllo glicemico e favorendo così l’insorgenza delle complicanze diabetiche micro- e macroangiopatiche. Al fine di ridurre il rischio cardiovascolare è necessario quindi garantire un buon compenso glicemico con delle strategie terapeutiche associate a un basso rischio di ipoglicemie. Diversamente dalla terapia con sulfaniluree, gli analoghi del glucagon-like peptide-1 e gli inibitori della dipeptidil peptidasi-4 migliorano il controllo metabolico senza indurre ipoglicemie e pertanto rappresentano un’efficace opzione terapeutica per il diabete mellito di tipo 2 che offre il vantaggio di combinare la correzione dell’iperglicemia con un basso rischio di ipoglicemie, garantendo così una maggiore protezione cardiovascolare.
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