TY  -  JOUR
AU  -  De Caterina, Raffaele
AU  -  Renda, Giulia
AU  -  Sangiuolo, Raffaele
AU  -  Attena, Emilio
AU  -  Di Lecce, Livio
AU  -  Romeo, Fabio
AU  -  a nome dello Steering Committee del Registro PREFER in AF
T1  -  La gestione del rischio tromboembolico nei pazienti con fibrillazione atriale in Italia: 
dati al basale del Registro Europeo PREFER in AF
PY  -  2014
Y1  -  2014-02-01
DO  -  10.1714/1424.15779
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  15
IS  -  2
SP  -  99
EP  -  109
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/04
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1424.15779
N2  -  Razionale. La fibrillazione atriale (FA) è un disturbo frequente del ritmo cardiaco associato ad un aumento del rischio di ictus ischemico, scompenso e morte. Gli anticoagulanti orali offrono la migliore opzione di prevenzione del tromboembolismo associato alla FA, ma l’implementazione di tale terapia è tuttora subottimale. Il Registro Europeo PREFER in AF ha valutato la realtà prescrittiva, le caratteristiche cliniche, la qualità di vita e il grado di soddisfazione al trattamento dei pazienti con FA. Materiali e metodi. Nel registro sono stati arruolati tutti i pazienti consecutivi con FA afferenti a Centri ad alto volume, con documentazione di FA nei precedenti 12 mesi. I pazienti sono stati valutati all’arruolamento e a 12 mesi di follow-up. Vengono presentati i principali dati al basale italiani del registro, a confronto con quelli degli altri paesi europei partecipanti. Risultati. Il registro ha arruolato 1888 pazienti italiani su un totale di 7243 pazienti europei, con un’età media di 70.9 anni. Comorbilità prevalenti erano rappresentate da ipertensione (73.5%), dislipidemie (38.7%) e obesità (21.9%). La valutazione del rischio tromboembolico, effettuata con il punteggio CHA2DS2-VASc, ha evidenziato che solo il 4.7% dei pazienti italiani aveva un punteggio = 0, mentre l’11.3% e l’84% avevano rispettivamente un punteggio = 1 e ≥2. L’Italia è risultata il paese europeo con il minor utilizzo di antagonisti della vitamina K (71.6%; media europea: 78.3%) e il più alto valore medio di misurazioni dell’INR, a fronte di un tempo in range terapeutico (72.2%) superiore in Europa solo rispetto a quello della Spagna. Solamente il 36% dei pazienti italiani ha riportato di non avere difficoltà ad assumere la terapia rispetto al 70.3% dei pazienti europei. Conclusioni. L’Italia si caratterizza per un minore utilizzo degli antagonisti della vitamina K e più frequenti misurazioni dell’INR. I pazienti italiani manifestano una maggiore insoddisfazione al trattamento e una difficoltà di gestione della terapia anticoagulante. L’impiego dei nuovi anticoagulanti orali, grazie a una più facile gestione della terapia, potrebbe contribuire a migliorare l’aderenza e la persistenza in terapia dei pazienti con FA, nonché avere un impatto positivo sulla qualità di vita.
ER  -   
