TY  -  JOUR
AU  -  Gensini, Gian Franco
AU  -  Di Pasquale, Giuseppe
AU  -  Vaccaro, Concetta Maria
AU  -  Riva, Letizia
AU  -  Iori, Ido
AU  -  Nozzoli, Carlo
AU  -  Pengo, Vittorio
AU  -  Ricci, Stefano
AU  -  Santini, Massimo
AU  -  Toni, Danilo
T1  -  Indagine Censis sulla conoscenza in Italia 
della fibrillazione atriale a livello dei cittadini, 
dei medici di medicina generale e dei pazienti
PY  -  2014
Y1  -  2014-01-01
DO  -  10.1714/1394.15517
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  15
IS  -  1
SP  -  37
EP  -  43
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/12
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1394.15517
N2  -  Razionale. La fibrillazione atriale (FA) è l’aritmia di più frequente riscontro nella pratica clinica, in particolare nei soggetti anziani. È considerata un predittore indipendente di mortalità e fattore di rischio per l’ictus cerebrale. L’ictus correlato alla FA è generalmente molto grave ed associato ad un alto tasso di mortalità e di invalidità. Nonostante la prevalenza e la diffusione, la FA risulta una patologia poco conosciuta e sottovalutata dalla popolazione generale. L’indagine Censis svolta nel 2011 si è posta l’obiettivo di analizzare i livelli di conoscenza ed informazione sulla FA nella popolazione italiana e di verificare il livello di consapevolezza del rischio della FA nei medici di medicina generale e nei pazienti affetti. Metodi. Lo studio è consistito in tre indagini strutturate rispettivamente su un campione di 1000 cittadini italiani maggiorenni; un campione di 300 medici di medicina generale, rappresentativi dei medici di famiglia italiani; un campione di 1200 pazienti affetti da FA, reclutati attraverso i 300 medici intervistati, ai quali è stato proposto un questionario telefonico con domande relative alla FA. Risultati. Dall’analisi si confermano bassi livelli di conoscenza della FA. In particolare emerge il dato che solo un terzo dei cittadini italiani sa cosa sia la FA, peraltro ritenuta una patologia grave e fastidiosa. Tra coloro che conoscono la FA, nel 65% dei casi è noto il rischio di ictus cerebrale che essa comporta, ma è altrettanto diffusa l’erronea convinzione che la FA determini un aumentato rischio di infarto miocardico. La scarsa conoscenza della FA e delle sue complicanze da parte della popolazione italiana è da ricondurre a verosimili carenze formative dei medici di medicina generale, punto di riferimento per l’informazione sanitaria. In particolare soltanto il 50% dei medici di medicina generale italiani considera la FA parossistica grave quanto quella cronica, riconoscendone il medesimo rischio tromboembolico. Inoltre, gli score per la stima del rischio tromboembolico ed emorragico raccomandati dalle linee guida vengono poco utilizzati ed è ancora frequentemente impiegata la terapia antiaggregante in sostituzione di quella anticoagulante, che è l’unica in grado di ridurre significativamente il rischio di ictus nei pazienti affetti da FA. È stato documentato un basso livello di conoscenza e di consapevolezza della FA anche tra i soggetti affetti. La maggior parte dei pazienti è però a conoscenza del fatto che nella FA è raccomandata la terapia anticoagulante orale per la prevenzione dell’ictus. Conclusioni. Dall’indagine Censis emergono carenze di informazione sulla FA, sia a livello della popolazione generale e dei pazienti affetti che nell’ambito della medicina generale.
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