TY  -  JOUR
AU  -  Costantini, Marcello
T1  -  Blocco di branca intermittente: un modello clinico per lo studio di fenomeni elettrofisiologici
PY  -  2014
Y1  -  2014-01-01
DO  -  10.1714/1394.15516
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  15
IS  -  1
SP  -  25
EP  -  36
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/13
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1394.15516
N2  -  I disturbi della conduzione intraventricolare (blocchi di branca ed emiblocchi) sono di solito stabili e si mantengono immutati a prescindere dalla frequenza. Non raramente, tuttavia, la loro comparsa è in rapporto alla durata del ciclo cardiaco, tanto che essi compaiono e scompaiono con il modificarsi della frequenza cardiaca. Ciò, peraltro, non rappresenta un fatto necessariamente patologico, in quanto modificazioni brusche e importanti di ciclo possono comportare, anche fisiologicamente, conduzione aberrante. Quando tuttavia un blocco di branca compare in modo intermittente per semplici e progressivi incrementi, o anche rallentamenti, della frequenza sinusale si è in presenza di una vera patologia della branca, che si può esprimere con blocco tachicardia-dipendente (o in fase 3) o bradicardia-dipendente (o in fase 4). Il blocco in fase 3 si ritiene sia espressione di un patologico aumento della durata del periodo di recupero della branca. Il blocco in fase 4 si ritiene invece sia espressione di una mancata conduzione attraverso la branca quando essa, se il ciclo cardiaco è particolarmente lungo, si ipopolarizza tanto da non potersi più eccitare. Spesso i due tipi di blocco, in fase 3 e in fase 4, coesistono. Un disturbo di conduzione che compaia per accelerazione di frequenza si mantiene, se la frequenza rallenta, anche per cicli maggiori di quello che ne aveva determinato la comparsa. Ciò è dovuto all’attivazione retrograda nascosta della branca bloccata in senso anterogrado, che ne pospone l’inscrizione del potenziale d’azione, rendendo necessario un ciclo anterogrado un po’ più lungo perché essa ridiventi eccitabile. Talvolta, in presenza di blocco di branca in fase 3, extrasistoli atriali molto precoci sono condotte paradossalmente in modo normale. Tale fenomeno viene denominato conduzione supernormale e a sua giustificazione si assume che in presenza del blocco gli impulsi affiorino a valle della zona lesa della branca come impulsi subliminari, eccitando i tessuti sani ivi situati solo se questi ultimi vengono colti durante la loro fase di eccitabilità supernormale, che come è noto si inscrive immediatamente alla fine della fase 3. Non è raro osservare, in presenza di blocco di branca intermittente, lunghe fasi di ritmo sinusale con intervallo PP perfettamente regolare, condotto con blocco di branca alternante, ossia 2:1. Il blocco di branca sinistra intermittente costituisce un singolare modello clinico di memoria cardiaca: in questi casi è spesso evidente, durante le fasi di conduzione normale, negatività dell’onda T nelle derivazioni antero-settali. Tale negatività dell’onda T, inizialmente interpretata come di natura ischemica, è in realtà conseguente al fenomeno della memoria cardiaca. Il blocco di branca intermittente è un ottimo modello clinico per studiare in vivo l’effetto di farmaci antiaritmici su tessuti sicuramente patologici. Non sempre il restringersi del QRS dopo un’onda P in presenza di blocco di branca è espressione di intermittenza: attenzione alle extrasistoli ventricolari tardive nate dal ventricolo omolaterale alla branca bloccata, le quali, fondendo con il battito anterogrado condotto con blocco di branca, restringono il QRS dando luogo ad una falsa intermittenza.
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