TY  -  JOUR
AU  -  Sgueglia, Gregory A.
AU  -  Palombaro, Gianluca
AU  -  Pucci, Edoardo
T1  -  L’ecografia intracardiaca in cardiologia interventistica
PY  -  2013
Y1  -  2013-10-01
DO  -  10.1714/1335.14831
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  14
IS  -  10
SP  -  650
EP  -  658
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/09/17
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1335.14831
N2  -  La cardiologia interventistica impiega sin dalla sua origine l’immagine radiologica per la visualizzazione e definizione delle strutture vascolari interessate dal trattamento percutaneo. Lo sviluppo dell’approccio transcatetere alle cardiopatie strutturali ha tuttavia evidenziato il limite dei raggi X nel guidare gli interventi che interessano i tessuti molli del cuore a causa della loro bassa risoluzione radiologica. L’ecocardiografia transesofagea ha così assunto un ruolo importante in molte sale di emodinamica dove si eseguono interventi percutanei di correzione di cardiopatie strutturali. Il ricorso a questa tecnica richiede necessariamente la presenza di un ecocardiografista esperto e di un anestesista per curare l’intubazione oro-tracheale, con un inevitabile incremento della complessità logistica della procedura. Si è perciò sviluppata l’idea di sfruttare la metodica ecografica direttamente all’interno del cuore e da essa è nata l’ecografia intracardiaca. Esistono attualmente due distinte implementazioni tecnologiche dell’ecografia intracardiaca legate all’impiego di trasduttori ultrasonici di tipo meccanico o elettronico posti all’estremità di cateteri inseriti nelle camere cardiache attraverso un accesso vascolare venoso, per lo più femorale. In questa rassegna presentiamo le potenzialità, i vantaggi e i limiti dell’ecografia intracardiaca, le sue modalità di esecuzione, i suoi utilizzi attuali e i suoi sviluppi futuri.
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