TY  -  JOUR
AU  -  Di Bella, Isidoro
AU  -  Affronti, Alessandro
AU  -  Da Col, Uberto
AU  -  Perticoni, Simone
AU  -  Procenesi, Paolo
AU  -  Ragni, Temistocle
T1  -  Paziente in ossigenazione extracorporea a membrana per shock cardiogeno non svezzabile in un centro periferico. Solo un “problema” o è possibile un trattamento prima del trasferimento ad un centro Hub?
PY  -  2013
Y1  -  2013-09-01
DO  -  10.1714/1322.14662
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  14
IS  -  9
SP  -  626
EP  -  629
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/13
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1322.14662
N2  -  L’ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO) sta diventando il trattamento di scelta per i pazienti in shock cardiogeno refrattari al trattamento con inotropi e contropulsatore aortico. Con questo presidio si garantisce una portata adeguata mettendo a riposo il cuore nella speranza di un recupero della contrattilità. Tuttavia questo non sempre avviene ed il paziente può diventare candidato per trapianto o per impianto di dispositivo di assistenza ventricolare sinistra (LVAD) intratoracica. Se l’ECMO viene impiantato in un centro non trapiantologico si impone un trasferimento molto difficile e rischioso. Viene descritto un metodo semplice per passare dall’ECMO ad un LVAD paracorporeo. Attraverso un miniaccesso viene inserita una cannula di drenaggio apicale per decomprimere il ventricolo sinistro e procedere ad una graduale riduzione del drenaggio venoso dell’ECMO. Se la procedura è efficace si può rimuovere l’ossigenatore passando da un ECMO ad un LVAD paracorporeo utilizzando la stessa pompa e lo stesso circuito. In questo modo si riduce l’invasività dell’assistenza, ed il paziente può essere estubato e trasferito più agevolmente.
ER  -   
