TY  -  JOUR
AU  -  Leoncini, Mario
AU  -  Toso, Anna
AU  -  Maioli, Mauro
AU  -  Bellandi, Francesco
T1  -  Interazione farmacologica fra statine e clopidogrel
PY  -  2013
Y1  -  2013-09-01
DO  -  10.1714/1322.14657
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  14
IS  -  9
SP  -  574
EP  -  584
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/07
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1322.14657
N2  -  Il clopidogrel è un farmaco frequentemente utilizzato in prevenzione secondaria per i pazienti trattati con angioplastica coronarica (PCI) e per quelli che hanno sofferto di una sindrome coronarica acuta. Il clopidogrel è un profarmaco reso attivo attraverso un doppio processo di ossidazione epatico che utilizza le vie metaboliche del citocromo P450 (CYP), i cui isoenzimi principali appartengono alla catena del CYP2C19 e del CYP3A4/5. Esiste un’ampia variabilità nella risposta individuale al clopidogrel determinata da fattori clinici, cellulari e genetici. Poiché la ricorrenza di eventi cardiovascolari al follow-up è correlata al grado di aggregabilità piastrinica specialmente nei pazienti con sindrome coronarica acuta sottoposti ad impianto di stent, questi pazienti con elevata attività piastrinica residua dopo trattamento con clopidogrel costituiscono una categoria ad aumentato rischio di eventi cardiovascolari. Un ruolo importante nel condizionare la risposta al clopidogrel è svolto dalle interazioni farmacologiche. Infatti molti farmaci di comune impiego in ambito cardiovascolare sono substrati metabolici del CYP3A4/5 e possono ridurre, per inibizione competitiva, l’attivazione del clopidogrel. Gli inibitori dell’idrosssi-metil-glutaril-coenzima A reduttasi (statine) sono farmaci raccomandati in prevenzione secondaria nei pazienti con malattia ischemica coronarica e spesso co-somministrate agli antiaggreganti piastrinici. Le statine lipofiliche, come l’atorvastatina, vengono metabolizzate dal CYP3A4 e possono quindi ridurre l’attività farmacodinamica del clopidogrel. Di contro le statine idrofiliche, come la rosuvastatina e la pravastatina, non seguono la catena metabolica del CYP e non influenzano l’attivazione del clopidogrel. A sostegno di tale possibile interazione farmacologica, un recente studio farmacodinamico ha dimostrato che nei pazienti in trattamento cronico con basse dosi di atorvastatina (10 mg) e che presentano elevata attività piastrinica residua dopo PCI, il passaggio ad una statina idrofilica, rosuvastatina o pravastatina, determina un benefico impatto farmacodinamico sull’azione del clopidogrel, riducendo la reattività piastrinica ADP-mediata e la percentuale dei pazienti con elevata attività piastrinica residua a distanza di 15 giorni. È anche noto, tuttavia, che le statine di per sé esercitano un’azione antiaggregante piastrinica, inquadrabile nell’ambito delle molteplici proprietà farmacologiche, dipendenti e/o indipendenti dalla riduzione del colesterolo LDL. Studi farmacodinamici recenti hanno dimostrato che l’effetto antiaggregante svolto dall’atorvastatina è dose-dipendente e additivo a quello del clopidogrel, manifestandosi anche nei soggetti pretrattati con il clopidogrel. In particolare un recente studio farmacodinamico ha dimostrato che nei pazienti “statin naïve” e con elevata attività piastrinica residua determinata prima della PCI, l’aggiunta di alte dosi di atorvastatina (80 mg) per 30 giorni significativamente potenzia l’attività antipiastrinica del clopidogrel somministrato in doppia dose. Questi studi di farmacodinamica indicano due differenti metodi per migliorare la responsività al clopidogrel nei pazienti con elevata attività piastrinica residua in trattamento con statine.
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