TY  -  JOUR
AU  -  Pizzi, Carmine
AU  -  Santarella, Luigi
AU  -  Manfrini, Olivia
AU  -  Chiavaroli, Martina
AU  -  Agushi, Erjon
AU  -  Cordioli, Elvira
AU  -  Costa, Grazia Maria
AU  -  Bugiardini, Raffaele
T1  -  Cardiopatia ischemica e depressione: una realtà sottostimata
PY  -  2013
Y1  -  2013-07-01
DO  -  10.1714/1308.14461
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  14
IS  -  7
SP  -  526
EP  -  537
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/21
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1308.14461
N2  -  L’incidenza della depressione nei pazienti con cardiopatia ischemica acuta o cronica è elevata, infatti una percentuale variabile tra il 14% e il 47% di pazienti con cardiopatia ischemica presenta depressione maggiore o subclinica. Inoltre, è stato dimostrato come la depressione cronica sia associata allo sviluppo e alla progressione dell’aterosclerosi coronarica. La presenza dei sintomi depressivi nel paziente con cardiopatia ischemica comporta, oltre ad una qualità di vita insoddisfacente, anche una prognosi peggiore, in quanto vi è un aumento di eventi cardiovascolari di 2-2.5 volte maggiore rispetto al paziente con cardiopatia ischemica senza sintomi depressivi. I meccanismi patogenetici possono essere molteplici e identificabili in fisiopatologici (disfunzione del sistema nervoso autonomo, dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, iperaggregabilità piastrinica, aumento dell’infiammazione, disfunzione endoteliale e predisposizione genetica) e comportamentali (scarsa aderenza alla terapia farmacologica, obesità, fumo e inattività fisica). Purtroppo, la presenza della depressione nel paziente con cardiopatia ischemica è spesso non riconosciuta o, peggio, non considerata e quindi non trattata. Vi sono vari questionari di screening per ricercare la malattia depressiva nei pazienti cardiopatici e l’ausilio dello psichiatra può facilitare non solo la diagnosi, ma anche la gestione del paziente a livello farmacologico e/o psicoterapeutico. Nei pazienti con cardiopatia ischemica è da evitare l’uso degli antidepressivi triciclici, mentre l’uso degli inibitori del reuptake della serotonina ha dimostrato avere un buon margine di sicurezza, anche se dosi elevate possono indurre effetti collaterali a livello cardiovascolare. È stato rilevato che gli interventi psicoterapeutici da soli sono già in grado di ridurre i sintomi depressivi ma non è stata dimostrata una loro efficacia nel migliorare la prognosi. Anche la concomitante somministrazione di farmaci non sembra comportare una riduzione degli eventi cardiovascolari durante il follow-up. In questa rassegna ci proponiamo di analizzare l’epidemiologia, la fisiopatologia, la stratificazione e i potenziali trattamenti della depressione nei pazienti con cardiopatia ischemica.
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