TY  -  JOUR
AU  -  Portoghese, Michele
AU  -  Carta, Giangiacomo
AU  -  Coradduzza, Enrico
T1  -  Evoluzione delle tecniche di bypass coronarico
PY  -  2012
Y1  -  2012-11-01
DO  -  10.1714/1168.12948
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  13
IS  -  11
SP  -  723
EP  -  733
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/09
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1168.12948
N2  -  I risultati dell’intervento di rivascolarizzazione chirurgica coronarica sono costantemente migliorati negli anni, nonostante il peggioramento del profilo di rischio dei pazienti. Le linee guida propongono indicazioni al trattamento chirurgico con alti livelli di evidenza nei pazienti con stenosi critiche multivasali. Recenti dati in letteratura segnalano una scarsa aderenza all’applicazione pratica delle linee guida con un ridotto uso della chirurgia e della terapia medica rispetto al trattamento percutaneo. Le cause di questo fenomeno sono molteplici. Tra queste, a sfavore dell’indicazione chirurgica, giocano un ruolo importante l’invasività e la morbilità, nonché la conseguente ridotta accettazione dell’intervento da parte dei pazienti. Varie innovazioni sono state proposte negli ultimi decenni per mitigare gli aspetti negativi delle procedure chirurgiche. Le più promettenti sono il miglioramento della biocompatibilità dei sistemi di circolazione extracorporea, l’utilizzo di condotti esclusivamente arteriosi, la chirurgia a cuore battente senza alcuna manipolazione dell’aorta, l’impiego di tecniche mini-invasive e le strategie ibride di rivascolarizzazione. Ulteriori evidenze statistiche sono necessarie per chiarire efficacia ed indicazioni di queste procedure. Studi randomizzati prospettici sono in corso, e se i trend attuali verranno confermati, la chirurgia potrà disporre di una gamma di procedure di rivascolarizzazione da adattare alle diverse tipologie di pazienti coronaropatici. Ad oggi i dati disponibili non sono univoci nello stabilire quale tecnica sia da preferire tra uso della circolazione extracorporea o della chirurgia a cuore battente; indicano l’uso di condotti esclusivamente arteriosi nei pazienti più giovani; sono concordi ma statisticamente limitati nel segnalare una significativa riduzione della morbilità cerebrovascolare nel caso di utilizzo di procedure che evitano ogni manipolazione aortica; sono ancora insufficienti per dare indicazione sulle procedure mini-invasive o ibride. Questo spiega perché esiste una notevole variabilità da centro a centro sul tipo di chirurgia coronarica usata, spesso limitata solo ad alcune tipologie di intervento. A nostro avviso, è oggi importante che ogni centro cardiochirurgico si doti della possibilità di offrire tutte le più moderne opzioni chirurgiche di rivascolarizzazione. Per garantire la scelta della terapia più idonea tra trattamento medico, chirurgico o percutaneo, è stato proposto un processo decisionale multidisciplinare, l’Heart Team. Le modalità di lavoro dell’Heart Team si avvalgono oggi di strumenti sofisticati di stratificazione del rischio come i diversi score anatomici e clinici. Riteniamo però importante che a questi si aggiunga la conoscenza, da parte di tutti i membri del team, delle caratteristiche salienti di ognuna delle opzioni terapeutiche disponibili nei diversi settori specialistici e per ogni determinato centro. Questa potrà poi concretizzarsi nella stesura di protocolli decisionali condivisi per ogni centro e costituire così un utile strumento pratico di lavoro. Proporre al paziente una scelta terapeutica che tenga conto delle indicazioni generali delle linee guida e della realtà operativa di ogni centro è, a nostro avviso, cruciale nel determinare gli esiti del trattamento.
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