TY  -  JOUR
AU  -  Marangoni, Egidio
AU  -  Lissoni, Fabio
AU  -  Raimondi Cominesi, Irene
AU  -  Tinelli, Stefano
T1  -  Epidemiologia, impatto organizzativo e costi
dello scompenso cardiaco in Italia
PY  -  2012
Y1  -  2012-10-01
DO  -  10.1714/1167.12938
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  13
IS  -  10
SP  -  139
EP  -  144
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/19
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1167.12938
N2  -  I dati epidemiologici indicano una sempre maggior rilevanza dello scompenso nella popolazione generale ed in maggior misura negli anziani. I pazienti ricoverati per scompenso cardiaco sono più frequentemente pazienti complessi con comorbilità importanti e frequenti riospedalizzazioni. I costi dell’assistenza ai pazienti con scompenso cardiaco sono principalmente dovuti ai ricoveri ed in minor misura alle terapie che vengono effettuate; rilevanti sono anche i costi non medici o sociali dell’assistenza ai pazienti con scompenso cardiaco. La problematica più importante nella gestione dello scompenso cardiaco è attualmente rappresentata dal numero delle riospedalizzazioni. Diversi modelli organizzativi sono stati proposti per migliorare l’assistenza ai pazienti con scompenso cardiaco e consistono principalmente nel coinvolgimento combinato di medici ed infermieri, con programmi anche multidisciplinari di assistenza sul territorio, sia diretta che a distanza. Inoltre, sono ormai numerose le applicazioni delle nuove tecnologie di monitoraggio a distanza: l’utilizzo della trasmissione automatica di informazioni da parte di dispositivi impiantati, defibrillatori o pacemaker, è una realtà in grande diffusione nei Centri Cardiologici; inoltre, sono in fase di valutazione clinica dispositivi impiantabili per il monitoraggio automatico di parametri emodinamici. In conclusione, modelli gestionali che prevedono una maggior intensità degli interventi al di fuori dell’ospedale, sia interattivi che automatici, sono largamente disponibili e sembra possano ridurre le instabilizzazioni cliniche e limitare l’impatto organizzativo ed economico dello scompenso cardiaco.
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