TY  -  JOUR
AU  -  Cacucci, Michele
AU  -  Catanoso, Antonio
AU  -  Valentini, Paolo
AU  -  Lodi Rizzini, Angelo
AU  -  G. Agricola, Pietro Maria
AU  -  Inama, Giuseppe
T1  -  La gestione della sindrome coronarica acuta nell’anziano: l’esperienza di un singolo centro
PY  -  2012
Y1  -  2012-10-01
DO  -  10.1714/1167.12924
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  13
IS  -  10
SP  -  65
EP  -  69
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/19
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1167.12924
N2  -  Gli studi demografici sulla popolazione italiana attestano l’aumento costante nel tempo di persone con età >65 anni. In particolar modo, gli ultrasettantacinquenni supereranno il 14% della popolazione attuale nel 2030, rappresentando oggi il 9% degli italiani. Nel distretto di Crema (CR) nel 2030 gli ultrasettantacinquenni saranno 25 000, dai 16 000 attuali. Tale fenomeno ha comportato e comporterà un numero sempre maggiore di pazienti anziani con sindrome coronarica acuta (SCA) ricoverati presso la nostra Cardiologia. È stato necessario pertanto definire linee di comportamento clinico in grado di garantire non solo una riduzione della mortalità, ma soprattutto un mantenimento di un’adeguata qualità di vita ed una riduzione del ricorso a ripetuti ricoveri ospedalieri. Tali strategie non risultano peraltro adeguatamente supportate sia dalle linee guida che da studi randomizzati, nell’ambito dei quali l’età >75 anni rappresenta spesso un motivo di esclusione. Nella nostra Cardiologia i pazienti ultrasettantacinquenni vengono inviati allo studio emodinamico nelle seguenti situazioni: infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI), SCA con troponina positiva, ripetuti episodi di scompenso associato a quadro clinico-strumentale sospetto per cardiopatia ischemica, pazienti sopravvissuti ad arresto cardiaco senza reliquati da anossia cerebrale. In tutti i pazienti, oltre alla situazione clinica descritta, si valuta la presenza di comorbilità, in particolar modo insufficienza renale, malattie cerebrovascolari invalidanti e residua qualità di vita pre-ricovero. Da febbraio 2011 a febbraio 2012 sono state eseguite 974 coronarografie e 692 angioplastiche coronariche (PTCA). Di queste, 194 su pazienti ultrasettantacinquenni e le restanti su pazienti più giovani. Rispetto a questi ultimi i primi presentavano nel 71% dei casi una SCA, verso il 53% dei pazienti di età <75 anni. L’utilizzo di stent medicati nei pazienti anziani è avvenuto nel 30% delle procedure. Le PTCA sono risultate efficaci nel 98% dei casi. Le principali complicanze sono state emorragie maggiori (0.8%), emorragie in sede di puntura (2%), tutte per accesso femorale, rottura coronarica (1 caso). Da un punto di vista tecnico, l’accesso è stato prevalentemente radiale (78%), è stata eseguita angioplastica con solo pallone nel 12% delle PTCA, l’utilizzo di tirofiban è avvenuto nel 42% dei casi. La mortalità periprocedurale e intraospedaliera è stata del 5% ed ha riguardato quasi esclusivamente pazienti con STEMI e/o con grave e diffusa coronaropatia. Nel follow-up clinico l’80% dei pazienti ha riacquisito una qualità di vita sovrapponibile a quella avuta prima del ricovero. In un 15% dei pazienti nei 5 mesi successivi è stato necessario un ulteriore ricovero per problemi cardiovascolari. In conclusione, attualmente il considerare l’età come principale elemento di valutazione sui differenti tipi di approccio clinico al paziente con SCA, nella nostra realtà, non sembra essere il modo corretto per gestire tali pazienti.
ER  -   
