TY  -  JOUR
AU  -  Raddino, Riccardo
AU  -  Della Pina, Paolo
AU  -  Gorga, Elio
AU  -  Brambilla, Giulio
AU  -  Regazzoni, Valentina
AU  -  Gavazzoni, Mara
AU  -  Dei Cas, Livio
T1  -  Nuovi approcci farmacologici nella cardiopatia ischemica
PY  -  2012
Y1  -  2012-10-01
DO  -  10.1714/1167.12921
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  13
IS  -  10
SP  -  50
EP  -  54
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/02
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1167.12921
N2  -  Grandi passi in avanti sono stati compiuti nella terapia della cardiopatia ischemica, a partire dalla scoperta dei nitrati come farmaco antianginoso fino ad arrivare alle tecniche di angioplastica percutanea. Questo incredibile progresso terapeutico ha comportato una netta riduzione dell’incidenza della cardiopatia ischemica e della mortalità e morbilità correlate, almeno nei paesi occidentali. Tuttavia dati epidemiologici e statistici indicano come nella cardiopatia ischemica, malgrado siano stati ottenuti dei grandi successi, ci sia il bisogno di un ulteriore passo in avanti delle terapie, soprattutto pensando al fatto che le caratteristiche di questa popolazione stanno cambiando (aumento degli infarti subendocardici rispetto ai classici infarti transmurali, aumento della prevalenza nella popolazione anziana). Emerge quindi il bisogno di trovare degli approcci terapeutici alternativi a quelli tradizionali. La ranolazina rappresenta un inibitore selettivo dei canali del Na che previene l’insorgenza di un patologico prolungamento della corrente tardiva del Na che si sviluppa nel miocardiocita ischemico. Questa corrente è responsabile del sovraccarico di Ca, con conseguente compromissione del normale rilasciamento diastolico. La ranolazina riduce quindi il sovraccarico di Ca Na-indotto e migliora il rilasciamento diastolico e il flusso coronarico a livello sub­endocardico, con la caratteristica di non influenzare i parametri emodinamici come la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca oppure sullo stato inotropo del cuore, evitando gli effetti collaterali ed indesiderati ad esso conseguenti. L’efficacia della ranolazina è stata valutata in numerosi trial, i primi (MARISA e CARISA) con endpoint clinici e strumentali, e gli ultimi (ERICA e MERLIN-TIMI 36) con endpoint “hard” quali la mortalità e le recidive di infarto miocardico acuto (IMA). L’utilità della ranolazina pare tuttavia non esaurirsi al solo campo antianginoso. Alcuni dati emersi dal trial MERLIN-TIMI 36 e da studi sperimentali effettuati sul modello animale sembrano infatti evidenziare un’efficacia anche come antiaritmico. L’ivabradina agisce tramite l’inibizione della corrente tardiva del Na (nota anche come If), che controlla la depolarizzazione diastolica spontanea delle cellule del nodo del seno. La parziale inibizione di questi canali comporta un rallentamento della fase di ascesa del potenziale d’azione delle cellule del nodo del seno, risultando quindi in una riduzione della frequenza cardiaca senza effetti sulla contrattilità, sulla conduzione atrioventricolare o sulla ripolarizzazione. Il trial BEAUTIFUL ha valutato se l’abbassamento della frequenza cardiaca con ivabradina fosse in grado di ridurre la mortalità e la morbilità cardiovascolare nei pazienti con malattia coronarica e disfunzione sistolica ventricolare sinistra. I risultati più significativi sono stati ottenuti nel sottogruppo di pazienti che presentavano angina da sforzo limitante. In questo gruppo l’ivabradina ha significativamente ridotto del 24% l’endpoint primario di morte cardiovascolare, ospedalizzazioni per IMA fatale e non fatale o per scompenso cardiaco e del 42% le ospedalizzazioni per IMA. Nel sottogruppo di pazienti con frequenza cardiaca basale >70 b/min le ospedalizzazioni per IMA erano ridotte del 73% e le rivascolarizzazioni erano a loro vota ridotte del 59%.
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