TY  -  JOUR
AU  -  Casolo, Giancarlo
AU  -  Del Meglio, Jacopo
AU  -  Lilli, Alessio
AU  -  Magnacca, Massimo
AU  -  Tessa, Carlo
T1  -  Ruolo della risonanza magnetica cardiaca 
nella diagnosi differenziale delle cardiomiopatie
PY  -  2012
Y1  -  2012-10-01
DO  -  10.1714/1145.12616
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  13
IS  -  10
SP  -  635
EP  -  644
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/13
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1145.12616
N2  -  La risonanza magnetica cardiaca (RMC) rappresenta una tecnica diagnostica ormai considerata insostituibile nella diagnosi differenziale delle cardiomiopatie. Attraverso le informazioni anatomo-funzionali, ma soprattutto quelle relative alla composizione dei tessuti, la RMC permette di caratterizzare non invasivamente molte delle cardiomiopatie di riscontro clinico più comune. Nel mondo reale il paziente accede alla diagnostica per segni o sintomi di scompenso cardiaco. Dopo la valutazione clinica e la valutazione ecocardiografica, l’esame principale ad essere effettuato è la coronarografia, eseguita allo scopo di escludere o dimostrare una malattia coronarica. Questo approccio può, nella pratica, costituire uno snodo decisivo del procedimento diagnostico. La dimostrazione di malattia coronarica da un lato e la sua esclusione dall’altro di fatto dipendono da questo approccio “coronarocentrico”. Questo approccio pragmatico può escludere indagini successive, quali quelle che invece tengono conto del miocardio e della sua struttura e qualità. La RMC ha ormai dimostrato di poter identificare correttamente senza necessità di conferma bioptica molte cardiomiopatie di comune osservazione. Inoltre molte delle informazioni che oggi la RMC può offrire posseggono valore prognostico indipendente. È oggi quindi possibile disporre di un approccio “miocardiocentrico”. La disponibilità di informazioni anatomo-funzionali più precise può costituire un passo ridondante ma, al contrario, orientare la diagnosi o addirittura identificare correttamente l’etiologia di una cardiomiopatia può modificare sostanzialmente l’iter terapeutico e la stratificazione prognostica dei pazienti.
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