TY  -  JOUR
AU  -  Grieco, Niccolò
AU  -  Manzoni, Paola
T1  -  Quali novità nella gestione dell’arresto cardiaco.
Quando la letteratura non incontra la pratica clinica
PY  -  2012
Y1  -  2012-09-01
DO  -  10.1714/1133.12486
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  13
IS  -  9
SP  -  583
EP  -  591
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/06
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1133.12486
N2  -  Grazie alla sempre più diffusa educazione alla popolazione, da alcuni anni è aumentata la percentuale di pazienti che vengono portati in ospedale con una ripresa spontanea di circolo (ROSC) dopo arresto cardiocircolatorio (ACC). Nel 2010 l’International Liaison Committee on Resuscitation (ILCOR) ha pubblicato le nuove linee guida per la gestione dell’arresto. Ci sono diverse novità, ma il massaggio cardiaco rimane il cardine della rianimazione cardiopolmonare. Scompare dalle linee guida dell’ACC con ritmo di presentazione non defibrillabile l’atropina, compare per la prima volta qualche accenno all’ecocardiografia. Non è più raccomandato l’utilizzo di farmaci nel tubo endotracheale, si allarga l’utilizzo dell’accesso intraosseo. Nel periodo immediato post-ROSC si giocano tutte le opportunità per il miglioramento della prognosi del paziente. È ben documentato come la maggior parte dei pazienti che vanno incontro ad ACC senza evidente causa extracardiaca abbia una sottostante coronaropatia significativa. Da qui l’importanza di un utilizzo diffuso dell’angiografia coronarica. L’angioplastica coronarica precoce si è dimostrata significativamente determinante non solo nell’aumentare la sopravvivenza netta, ma anche nel migliorare la prognosi neurologica alla dimissione. Lo statement di consenso ILCOR indica come l’ipotermia terapeutica dovrebbe essere considerata trattamento standard per i pazienti comatosi resuscitati da un ACC, sottolineando come l’ipotermia moderata sia l’unico trattamento del post-ROSC che ha mostrato un incremento netto della sopravvivenza. Per questo dovrebbe essere incominciata il più precocemente possibile nel post-ROSC, meglio se in fase preospedaliera. Sebbene vi sia una ricca produzione scientifica nel campo del trattamento precoce dell’ACC, le indagini effettuate nel nostro paese indicano come ancora oggi la maggioranza dei pazienti che giungono all’osservazione rianimati da un ACC vengano sottotrattati o non trattati. Appare drammatica la ricaduta in termini sia di cattivo uso delle risorse sia di impatto sociale e personale, coinvolgendo oltre ai pazienti anche le loro famiglie. Diventa strumento indispensabile di approccio al paziente resuscitato un lavoro di team che coinvolga la catena della sopravvivenza. Considerando l’importanza cruciale che il tempo di collasso ha sulla prognosi finale, tutti dovrebbero collaborare a disseminare la “cultura della rianimazione cardiopolmonare” non solo tra professionisti, ma anche tra i laici.
ER  -   
