TY  -  JOUR
AU  -  Rossini, Roberta
AU  -  Bramucci, Ezio
AU  -  Castiglioni, Battistina
AU  -  De Servi, Stefano
AU  -  Lettieri, Corrado
AU  -  Lettino, Maddalena
AU  -  Musumeci, Giuseppe
AU  -  Visconti, Luigi Oltrona
AU  -  Piccaluga, Emanuela
AU  -  Savonitto, Stefano
AU  -  Trabattoni, Daniela
AU  -  Buffoli, Francesca
AU  -  Angiolillo, Dominick J.
AU  -  Bovenzi, Francesco
AU  -  Cremonesi, Alberto
AU  -  Scherillo, Marino
AU  -  Guagliumi, Giulio
AU  -  a nome della Società Italiana di Cardiologia Invasiva (GISE) <BR>e dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO)
T1  -  Stent coronarico e chirurgia: 
la gestione perioperatoria della terapia antiaggregante nel paziente portatore di stent coronarico 
candidato a intervento chirurgico
PY  -  2012
Y1  -  2012-07-01
DO  -  10.1714/1114.12251
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  13
IS  -  7
SP  -  528
EP  -  551
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/09/20
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1114.12251
N2  -  La gestione della terapia antiaggregante nei pazienti portatori di stent coronarici, candidati a chirurgia, rappresenta un problema rilevante, che spesso vede contrapporsi cardiologi e chirurghi. È stato stimato che una quota variabile tra il 4% e l’8% dei pazienti sottoposti ad impianto di stent coronarico andrà incontro ad un intervento chirurgico entro il primo anno. La chirurgia rappresenta, peraltro, la prima causa di sospensione prematura della terapia antiaggregante, determinando un aumento significativo di mortalità e di eventi cardiaci maggiori, specie la trombosi di stent. A sua volta, un intervento chirurgico può contribuire di per sé ad un aumento del rischio ischemico perioperatorio, legato allo stato pro-infiammatorio e pro-trombotico. Le attuali linee guida internazionali consigliano di posticipare, quando possibile, un intervento chirurgico di almeno 6 settimane dopo il posizionamento di uno stent metallico e di 6-12 mesi dopo l’impianto di uno stent medicato. Tuttavia, tali raccomandazioni non forniscono linee guida operative sulla gestione della terapia antiaggregante nella fase perioperatoria in caso di intervento urgente e/o in presenza di alto rischio emorragico. Inoltre, il rischio ischemico e quello emorragico non vengono definiti in modo chiaro, sulla base di caratteristiche cliniche e procedurali. Infine, non esistono linee guida condivise da società cardiologiche e chirurgiche. Il presente documento di consenso è frutto di una collaborazione intersocietaria tra cardiologi e chirurghi ed offre un protocollo operativo sulla gestione della terapia antiaggregante nella fase peri­operatoria dei pazienti, portatori di stent coronarici, candidati a chirurgia. È stato definito il rischio ischemico, sulla base di fattori clinici e procedurali, e il rischio emorragico dei singoli interventi delle principali discipline chirurgiche. È stato, quindi, proposto il regime antiaggregante più appropriato sulla base del rischio ischemico ed emorragico e condiviso da cardiologi e chirurghi. La doppia terapia antiaggregante dovrebbe sempre essere mantenuta negli interventi a basso rischio emorragico. La terapia con aspirina, peraltro, dovrebbe essere mantenuta nella maggior parte degli interventi chirurgici. Nel caso di interventi ad elevato rischio ischemico ed emorragico, quando la terapia antiaggregante orale dovrebbe essere sospesa, sarebbe opportuno prendere in considerazione l’impiego degli inibitori delle glicoproteine IIb/IIIa (tirofiban o eptifibatide), nella fase perioperatoria.
ER  -   
