TY  -  JOUR
AU  -  Abbate, Rosanna
AU  -  Cioni, Gabriele
AU  -  Marcucci, Rossella
AU  -  Fatini, Cinzia
AU  -  Gensini, Gian Franco
T1  -  I farmaci antitrombotici nella donna:
dobbiamo avere più paura delle emorragie?
PY  -  2012
Y1  -  2012-06-01
DO  -  10.1714/1073.11758
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  13
IS  -  6
SP  -  407
EP  -  413
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/29
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1073.11758
N2  -  A partire dalla metà degli anni ’90 si è sviluppata con forza la spinta verso la medicina basata sulle evidenze, che ha contribuito alla successiva affermazione del concetto di medicina personalizzata, che vede nel gruppo “genere femminile” un’area di personalizzazione di estrema importanza, orfana però di ricerche specifiche. In relazione al rischio emorragico connesso con i trattamenti antitrombotici esistono forti elementi a favore di differenze di genere in rapporto ai valori inferiori, nella donna, di massa corporea, di dimensioni degli organi e di funzione renale. Tuttavia, nei diversi studi l’attenzione alle differenze di genere si è sviluppata solo recentemente, pertanto per individuare il rischio emorragico specifico per i due generi è necessario andare a ricercare in dettaglio i dati dei diversi studi e quelli delle ancora relativamente limitate metanalisi. Per la terapia antiaggregante in prevenzione primaria il rischio di eventi emorragici gravi come l’emorragia cerebrale per le donne è inferiore a quello dell’uomo. Nelle situazioni acute, invece, in cui si impiegano contemporaneamente diversi farmaci antitrombotici il rischio emorragico è maggiore per le donne; questo si osserva in particolare per l’associazione con l’eparina o l’eparina a basso peso molecolare o con farmaci trombolitici. Per la terapia anticoagulante orale, numerosi sono gli studi disponibili in letteratura in cui l’incidenza di sanguinamenti, minori o maggiori, è stata analizzata in rapporto al genere: i risultati non sono del tutto omogenei e sembrano modificarsi nel corso degli anni. In sintesi, quindi, esistono alcuni elementi di orientamento nel complesso quadro del rischio emorragico in rapporto ai trattamenti antitrombotici, con indicazioni di un rischio emorragico più contenuto rispetto all’uomo nel trattamento antitrombotico preventivo di lungo periodo con singoli agenti, anche se devono essere tenuti in precisa attenzione anche gli effetti del gioco ormonale e di altri farmaci di comune impiego al di fuori della prescrizione, ma in grado di determinare anch’essi significativi effetti sull’emostasi.
ER  -   
