TY  -  JOUR
AU  -  Leuzzi, Chiara
AU  -  Marzullo, Raffaella
AU  -  Modena, Maria Grazia
T1  -  La menopausa è un fattore di rischio 
per la cardiopatia ischemica?
PY  -  2012
Y1  -  2012-06-01
DO  -  10.1714/1073.11757
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  13
IS  -  6
SP  -  401
EP  -  406
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/05/01
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/1073.11757
N2  -  Le malattie cardiovascolari (MCV) sono la principale causa di mortalità e morbilità in entrambi i sessi. L’effetto cardioprotettivo degli estrogeni endogeni conferisce alle donne un vantaggio temporale rispetto agli uomini, facendo sì che la malattia coronarica su base aterosclerotica si verifichi, nella quasi totalità dei casi, dopo la menopausa. Al sopraggiungere di quest’ultima e dei cambiamenti fisiologici, soprattutto ormonali, e psicologici ad essa associati, l’incidenza di MCV nelle donne aumenta notevolmente con un maggior rischio per le pazienti affette da sindrome metabolica. Sindrome metabolica e menopausa condividono infatti numerosi aspetti fisiopatologici. È noto che il calo estrogenico che fa seguito alla menopausa produce: 1) un aumento del colesterolo totale con riduzione della frazione HDL ed aumento della frazione LDL; 2) una ridotta sensibilità all’insulina, che a sua volta determina un maggior rischio di sviluppare diabete mellito; 3) ipertensione arteriosa; 4) un aumento significativo del peso corporeo con ridistribuzione secondo un modello androide; e 5) un aumento dello stato pro-infiammatorio con tendenza all’ipercoagulabilità ematica. Accanto all’aumentato rischio conferito quindi dai fattori di rischio cardiovascolare tradizionali, la menopausa, specie se ad insorgenza precoce, si configura come un immodificabile fattore di rischio genere-specifico nel sesso femminile. Considerato il ruolo centrale della carenza estrogenica nel determinare le modificazioni di carattere metabolico osservate nella menopausa, nel corso degli ultimi anni sono stati effettuati numerosi tentativi per “prevenire gli effetti avversi” di questo ineluttabile passaggio ormonale e, nello specifico, diversi studi hanno valutato l’impatto della terapia ormonale sostitutiva sui fattori di rischio e quindi sulla modificazione del profilo cardiovascolare. Mentre non vi è alcun dubbio sull’efficacia della terapia ormonale sostitutiva nel controllo della sintomatologia menopausale, dati contrastanti derivano dall’utilizzo della stessa nella prevenzione primaria e secondaria delle MCV, la maggior parte dei quali potrebbero essere reinterpretati alla luce del ritardo nell’assunzione della terapia sostitutiva rispetto all’insorgenza della menopausa stessa. La protezione da MCV è infatti elevata solo quando la terapia sostitutiva viene iniziata in assenza di segni di aterosclerosi (tipicamente in fase premenopausale). Rimangono inoltre oggetto di ricerca le combinazioni ormonali utilizzabili, in termini di dosi, regimi e vie di somministrazione. Obiettivo della comunità scientifica nei prossimi anni sarà quindi quello di ampliare le conoscenze scientifiche a tal riguardo e di sviluppare strategie di modifica dello stile di vita e terapeutiche non solo per il trattamento dei tradizionali fattori di rischio cardiovascolare, ma anche per intervenire sui mutamenti metabolici legati alla menopausa.
ER  -   
