TY  -  JOUR
AU  -  Baravelli, Massimo
AU  -  Picozzi, Anna
AU  -  Rossi, Andrea
AU  -  Cattaneo, Paolo
AU  -  Imperiale, Daniela
AU  -  Rossi, Maria Cristina
AU  -  Fantoni, Cecilia
AU  -  Vezzaro, Gaia
AU  -  Crespi, Laura
AU  -  Bosco, Monica
AU  -  Borghi, Silvana
AU  -  Ballotta, Andrea
AU  -  Menicanti, Lorenzo
AU  -  Donatelli, Francesco
AU  -  Gronda, Edoardo
AU  -  Anzà, Claudio
T1  -  Major EPidemiological cHanges and clInical variableS in paTients undergOing a Program 
of HEart rehabiLitation aftEr cardiac Surgery – 
MEPHISTOPHELES
PY  -  2011
Y1  -  2011-09-01
DO  -  10.1714/926.10176
JO  -  Giornale Italiano di Cardiologia
JA  -  G Ital Cardiol
VL  -  12
IS  -  9
SP  -  611
EP  -  618
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1972-6481
Y2  -  2026/04/14
UR  -  http://dx.doi.org/10.1714/926.10176
N2  -  Razionale. Recenti studi osservazionali documentano in Italia un incremento di pazienti complessi e pluricomplicati presso le unità operative (UO) di cardiologia riabilitativa (CR); tuttavia la dinamica di questo fenomeno non è stata ancora quantificata adeguatamente. Scopo dello studio era quindi valutare i cambiamenti epidemiologici e clinici occorsi nell’arco dell’ultimo decennio in pazienti ricoverati presso una UO di CR ad alto flusso.Materiali e metodi. Sono stati valutati retrospettivamente tutti i pazienti con recente intervento cardiochirurgico ricoverati dal 2002 al 2009 presso la nostra UO (n = 3340, 1155 femmine, età media 66.4 ± 11 anni). La popolazione in analisi è stata suddivisa in due sottogruppi omogenei: quadriennio 2002-2005, gruppo A (n = 1614, 540 femmine, età media 66.1 ± 10 anni) e quadriennio 2006-2009, gruppo B (n = 1726, 615 femmine, età media 67.4 ± 11 anni), i cui dati sono stati confrontati mediante l’uso di specifici indicatori di complessità clinico-assistenziale. Risultati. Rispetto al gruppo A, nel gruppo B è aumentato il numero di pazienti >75 anni (da 19.8% a 26.3%, p<0.0001) e di pazienti sottoposti ad interventi chirurgici complessi, quali l’associazione di bypass aortocoronarico + chirurgia valvolare (da 10.2% al 16.4%, p<0.0001); è incrementata l’incidenza di morte cardiovascolare (da 0.6% a 1.4%, p=0.02), sindrome coronarica acuta (da 0.7% a 1.5%, p=0.02) e fibrillazione/flutter atriale persistente (da 7.1% a 13.5%, p<0.0001) così come la prevalenza di scompenso cardiaco sistolico (da 9.0% a 18.3%, p<0.0001); è inoltre aumentata l’incidenza di episodi di insufficienza respiratoria acuta (da 0.4% a 1.0%, p=0.05), la prevalenza di pazienti giunti con cannula tracheostomica (da 0.2% a 2.6%, p<0.0001) e l’incidenza di insufficienza renale acuta (da 0.5% a 1.1%, p=0.05). Gli episodi di infezione post­operatoria e le complicanze delle ferite chirurgiche sono quadruplicate nel gruppo B (rispettivamente, da 3.1% a 13.9%, p<0.0001, e da 2.3% a 12.8%, p<0.0001). I pazienti del gruppo B presentavano, rispetto a quelli del gruppo A, una minor capacità motoria, come evidenziato dall’indice di mobilità di Rivermead (3.8 ± 1.1 vs 5.2 ± 0.8, p<0.001); inoltre, il numero di soggetti in grado di svolgere un programma fisiochinesiterapico a carattere incrementale era significativamente minore nel gruppo B (14.8 vs 60.6%, p<0.0001). Infine la durata media della degenza del gruppo B risultava significativamente maggiore (25.4 ± 13 vs 22.1 ± 9 giorni, p<0.001).Conclusioni. Il nostro lavoro, che raccoglie i dati di una struttura di CR ad alto flusso del nord Italia, riporta un drammatico aumento di complessità clinico-assistenziale nel volgere di pochi anni, sottolineando la necessità di nuove competenze e maggiori risorse per queste UO.
ER  -   
