Aterosclerosi, cancro e inibitori dei checkpoint immunitari

Maria Laura Canale, Alessandra Greco, Alessandro Inno, Andrea Tedeschi, Marzia De Biasio, Stefano Oliva, Irma Bisceglia, Nicola Maurea, Luigi Tarantini, Giuseppina Gallucci, Michele Massimo Gulizia, Fabio Maria Turazza, Fabiana Lucà, Stefania Angela Di Fusco, Carmine Riccio, Alessandro Navazio, Leonardo De Luca, Domenico Gabrielli, Furio Colivicchi, Massimo Grimaldi, Fabrizio Oliva, a nome dell’Area Cardioncologia ANMCO

Riassunto. L’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento di numerose neoplasie producendo un netto aumento dei pazienti guariti o lungo-sopravviventi. Aterosclerosi e cancro condividono fattori di rischio e meccanismi molecolari e hanno come filo conduttore uno stato di infiammazione cronica legata ad una deregolazione del sistema immunitario. Numerose evidenze si stanno accumulando su un potenziale effetto di peggioramento dell’aterosclerosi da parte degli inibitori dei checkpoint immunitari con conseguente peggioramento del rischio cardiovascolare a lungo termine dei pazienti. I pathway molecolari implicati nella crescita e deregolazione della placca aterosclerotica sarebbero gli stessi (CTLA-4, PD-1, PD-L1) su cui si esplica l’effetto antitumorale. In considerazione del numero crescente di pazienti oncologici trattati con immunoterapia e della migliorata sopravvivenza con la possibilità di un controllo di malattia prolungato, è necessario conoscere il potenziale aumento del rischio cardiovascolare per eventi aterosclerosi-correlati e instaurare tutte le misure preventive per ridurlo.