Neoplasie ematologiche e aumentato rischio cardiovascolare: un nuovo elemento da considerare nel follow-up dei pazienti oncoematologici

Vincenzo Toschi, Maddalena Lettino

Riassunto. I progressi ottenuti in questi ultimi anni nel trattamento delle neoplasie ematologiche, diagnosticate sia in età pediatrica che nell’adulto, hanno determinato un incremento del numero dei soggetti lungo-sopravviventi e, in questi, il manifestarsi di outcome clinici in precedenza non osservati. In particolare, in questa categoria di pazienti si è rilevato un incremento di eventi avversi cardiovascolari, quali infarto miocardico, ictus, scompenso cardiaco, oltre ad eventi venosi come la trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare. Tali complicanze sono legate sia alla malattia oncoematologica di per sé che alle terapie antineoplastiche impiegate. Tra i meccanismi patogenetici evidenziati vanno menzionati l’acquisizione di un fenotipo pro-trombotico e pro-infiammatorio da parte delle cellule ematiche ed endoteliali, indotta anche da alcune mutazioni genetiche caratteristiche di tali malattie e lo stress ossidativo legato alla produzione di radicali liberi dell’ossigeno e dell’azoto con alterazioni della funzione mitocondriale e di altri organelli intracellulari dovuti alla terapia antineoplastica. Le complicanze cardiovascolari dei soggetti con pregressa neoplasia sono anche causate dall’interazione degli effetti dell’emopatia e dei trattamenti utilizzati con i classici fattori di rischio quali fumo, ipertensione, obesità e diabete. Quanto sopra impone in questo contesto clinico l’implementazione di nuovi schemi di follow-up e un controllo efficace dei fattori di rischio rimovibili.