Vitalità miocardica: quando cercarla, in che modo e quale valore prognostico ai fini della rivascolarizzazione

Leonardo Bolognese, Matteo Rocco Reccia

RIASSUNTO: La disfunzione ischemica del ventricolo sinistro deriva dalla combinazione di fibrosi e aree di miocardio disfunzionale ma vitale che possono migliorare la funzione contrattile con la rivascolarizzazione. Il paradigma tradizionale afferma che il miglioramento della funzione dopo la rivascolarizzazione è in grado di influenzare favorevolmente la prognosi e che la valutazione della vitalità miocardica ha un ruolo chiave nel predire il beneficio del trattamento e, pertanto, è un requisito essenziale che condiziona le scelte terapeutiche. Una serie di studi osservazionali retrospettivi ha supportato questa “ipotesi della vitalità”. Tuttavia, studi prospettici randomizzati non hanno confermato l’interazione tra la vitalità miocardica e l’effetto del trattamento, mettendo in discussione il recupero della funzione ventricolare sinistra quale principale meccanismo attraverso il quale la rivascolarizzazione migliora la prognosi. È pertanto necessario un innovativo cambiamento fisiopatologico del paradigma tradizionale passando dalla valutazione della vitalità come variabile dicotomica a un approccio più completo fondato su un concetto alternativo secondo cui l’obiettivo principale della rivascolarizzazione è prevenire ulteriori danni proteggendo il miocardio vitale residuo da successivi eventi coronarici acuti e prevenendo le aritmie ventricolari.