Gestione della pervietà del forame ovale nella chirurgia non cardiaca

Marco B. Ancona, Domitilla Gentile, Luca A. Ferri, Fabrizio Monaco, Filippo Russo, Barbara Bellini, Ciro Vella, Giulia Ghizzoni, Greca Zanda, Eustachio Agricola, Giulio Truci, Luigi Beretta, Stefano Turi, Giovanni Landoni, Matteo Montorfano

RIASSUNTO: La pervietà del forame ovale è un residuo della normale anatomia fetale che può persistere nell’età adulta, risultando nella maggior parte dei casi asintomatico. In alcuni adulti, la sua persistenza può comportare un tromboembolismo paradosso a partenza venosa verso la circolazione arteriosa; più raramente può comportare uno shunt interatriale destro-sinistro di sangue deossigenato (platipneaortodeossia). La patogenesi di alcune condizioni mediche rilevanti è pertanto correlabile alla presenza di forame ovale pervio (PFO). Alcuni trial clinici randomizzati hanno dimostrato il beneficio della chiusura percutanea del PFO rispetto alla terapia medica in pazienti con ictus criptogenico. In letteratura sono riportati diversi casi di embolismo di anidride carbonica durante chirurgia laparoscopica e talora di ictus dopo chirurgia laparoscopica o neurochirurgia ma non vi sono né studi prospettici né randomizzati atti a valutare l’efficacia di interventi farmacologici o procedurali per ridurre tale rischio. Il documento di consenso europeo sulla gestione del PFO non suggerisce attualmente alcuna procedura nei pazienti con PFO asintomatico sottoposti a chirurgia non cardiaca. Questo documento ha lo scopo di stratificare ulteriormente il rischio di ictus ed embolia paradossa in questa particolare tipologia di pazienti.