Il processo decisionale condiviso nella medicina metaclinica: dal consenso informato alla probabilità condivisa

Franco Cosmi, Barbara Tarquini, Beatrice Mariottoni, Deborah Cosmi

RIASSUNTO: All’alba dell’era della “medicina metaclinica” il processo decisionale condiviso rappresenta il superamento delle linee guida della medicina moderna e dell’esperienza clinica di quella classica. Nel processo decisionale condiviso si dovrebbero integrare il progetto di vita del paziente, quello di salute del medico, quello basato sull’evidenza dello scienziato, quello delle possibilità assistenziali dell’amministratore e delle credenze e usanze della società, per evitare le aspettative irrealistiche del paziente, la medicina autoreferenziale e difensiva del medico, la scienza senza compassione dello scienziato, la medicina amministrata del politico, la mentalità di gregge dell’intelligenza artificiale. Diventa difficile per un medico che deve valutare secondo scienza e coscienza decidere con un paziente che pensa che non ci possa essere “nessuna decisione su di me senza di me”. Rischia di essere una pura affermazione declamatoria in assenza di conoscenze cliniche e del concetto di probabilità. L’idea di passare dal consenso informato alla probabilità condivisa conviene sia al medico che al paziente ma non ai professionisti del contenzioso. Anche nella medicina metaclinica i sistemi di supporto alle decisioni cliniche, se ben governati, faciliterebbero la scelta della cura migliore secondo la definizione della riduzione del rischio assoluto e del numero di pazienti da trattare per evitare un evento, lasciando alla relazione medico-paziente la narrazione e la scelta della cura più adatta che hanno bisogno del prendersi cura anche degli aspetti emotivi e compassionevoli.