La terapia antitrombotica dopo chirurgia riparativa della valvola mitrale: revisione delle evidenze e suggerimenti aggiornati

Andrea Rubboli, Maria Francesca Fiorentino, Matteo Lisi, Manfredi Arioti, Marcello Galvani, Carlo Savini

RIASSUNTO: La chirurgia ripartiva della valvola mitrale (CRVM) viene effettuata con varie tecniche che comportano l’impianto di materiale non biologico, quale il prolene dei fili di sutura, il politetrafluoroetilene delle neo-corde o l’anello protesico per il rimodellamento dell’anulus valvolare, la cui esposizione al circolo sanguigno risulta in grado di innescare la cascata emocoagulativa e conseguentemente lo sviluppo di eventi trombotici/tromboembolici. Le indicazioni della letteratura sull’impiego di farmaci antitrombotici dopo CRVM sono deboli e non univoche data l’assenza di dati randomizzati e la disponibilità soltanto di piccole casistiche osservazionali. Queste ultime sono peraltro generalmente inquinate dalla disomogeneità delle popolazioni esaminate nelle quali sono inclusi non soltanto pazienti sottoposti a CRVM, ma anche a riparazione transcatetere della valvola mitrale o ad impianto chirurgico di protesi valvolare biologica (non soltanto in posizione mitralica). A ciò va aggiunto che l’indicazione alla terapia antitrombotica, e in particolare anticoagulante, è spesso condizionata dalla concomitante presenza di fibrillazione atriale che preesiste o si sviluppa nel postoperatorio. Nella presente rassegna vengono riassunte le attuali evidenze in merito di terapia antitrombotica nei pazienti che vanno incontro a CRVM, sia in presenza che in assenza di fibrillazione atriale, e vengono proposti aggiornati algoritmi di trattamento.