Programmi di pubblico accesso alla defibrillazione: l’esperienza ultraventennale di Progetto Vita a Piacenza, aspetti legislativi attuali e sfide per il futuro

Luca Rossi, Serena Bricoli, Daniela Aschieri

RIASSUNTO: L’arresto cardiaco extraospedaliero (OHCA) costituisce una significativa problematica sanitaria che spesso viene sottostimata. La maggior parte degli OHCA colpisce la popolazione generale, con cifre impressionanti: 400 000 casi all’anno in Europa e 350 000 negli Stati Uniti, contribuendo al 50% delle morti cardiovascolari. La stragrande maggioranza degli OHCA inizia con un ritmo defibrillabile, rendendo possibile un trattamento efficace attraverso la defibrillazione precoce, anche da parte di personale non sanitario mediante l’uso di defibrillatori automatici o semiautomatici esterni (DAE). Nonostante la disponibilità di tali dispositivi, la sopravvivenza da OHCA si mantiene al di sotto del 10%, senza sostanziali miglioramenti negli ultimi 25 anni. I programmi di accesso pubblico alla defibrillazione, che riducono i tempi di intervento con DAE, hanno dimostrato un notevole aumento delle possibilità di sopravvivenza per le vittime di OHCA. In particolare, il “Progetto Vita” di Piacenza è un esempio emblematico di defibrillazione precoce in Europa, triplicando la sopravvivenza da OHCA nei pazienti trattati da personale laico rispetto ai pazienti trattati con il sistema tradizionale. Questa esperienza ha contribuito all’approvazione della legge 116 del 4 agosto 2021 in Italia, volta a promuovere la diffusione e l’uso dei DAE in impianti sportivi, strutture pubbliche, mezzi di trasporto e servizi pubblici. La legge sottolinea inoltre che il DAE può essere utilizzato senza la necessità di formazione specifica, promuovendo così un utilizzo più ampio. In questo articolo, esamineremo concisamente l’epidemiologia dell’OHCA e approfondiremo le caratteristiche del modello organizzativo di “Progetto Vita”, che trova un parallelo nei dettami della legge 116/2021. L’obiettivo è offrire alcune riflessioni sugli aspetti organizzativi che potrebbero favorire, nel prossimo futuro, la diffusione a livello nazionale di programmi di defibrillazione precoce.