Il controllo del rischio lipidico nel paziente con malattia coronarica nella pratica clinica: i risultati della consensus BEST

Claudio Bilato, Pasquale Caldarola, Giuseppe Musumeci, Furio Colivicchi, per il gruppo di consenso BEST

RIASSUNTO: Razionale. Il gap tra i target raccomandati dalle linee guida attuali e i valori lipidici osservati nel mondo reale tra i pazienti a rischio cardiovascolare molto alto o estremo ha messo in discussione la concreta efficacia della strategia ipolipemizzante “a scalini”. Il progetto BEST (Best Evidence with Ezetimibe/statin Treatment) ha raccolto un gruppo di cardiologi italiani con l’intento di indagare sui differenti atteggiamenti clinico-terapeutici nella gestione del rischio lipidico residuo nei pazienti post-sindrome coronarica acuta (SCA) nella fase di dimissione e di analizzarne le eventuali criticità presenti. Materiali e metodi. Tra tutti i partecipanti al progetto BEST sono stati selezionati 37 professionisti in un processo di consenso mediante tecnica mini-Delphi. Le 9 affermazioni che hanno costituito il questionario sono state costruite sulla base di una precedente survey che ha coinvolto tutti gli aderenti al progetto e hanno come denominatore comune il ricorso precoce alla terapia ipolipemizzante di associazione nel paziente post-SCA. Ai partecipanti è stato chiesto di esprimere anonimamente, per ogni affermazione proposta, il personale livello di disaccordo/ accordo secondo la scala Likert a 7 punti. Sulla base dei valori mediani e del 25° percentile e del range interquartile (IQR) è stato calcolato il relativo grado di accordo e di consenso. La somministrazione del questionario è stata ripetuta una seconda volta dopo la discussone generale sulle risposte date al primo round al fine di ottenere il maggior consenso possibile. Risultati. Con l’eccezione di un singolo item le risposte dei partecipanti hanno evidenziato già al primo round un accordo ed un consenso ampio con valori della mediana pari a 6, del 25° percentile di 5 e dell’IQR di 2. Tale tendenza è diventata ancora più manifesta alla seconda tornata (mediana 7, 25° percentile 6, IQR 1). In particolare, vi è stata una concordanza unanime (mediana 7, IQR 0-1) sulle affermazioni a favore di una terapia ipolipemizzante che garantisca il prima possibile il raggiungimento dei target e la riduzione “robusta” del colesterolo LDL mediante il ricorso sistematico ad una terapia di combinazione che prevede l’utilizzo precoce dell’associazione statina ad alta dose/intensità ezetimibe ma anche, quando necessario, l’impiego anticipato degli inibitori di PCSK9. La percentuale dei professionisti che ha modificato le proprie risposte tra il primo e il secondo round è stata complessivamente del 39% dei casi, con un range dal 16% al 69%. Conclusioni. I partecipanti hanno manifestato un ampio accordo e consenso nel proporre un cambio di paradigma che delinei, nel paziente post-SCA, un trattamento ipolipemizzante precoce e “robusto” ottenibile dal ricorso sistematico alla terapia di associazione.