Il paziente con trombosi ventricolare sinistra dopo infarto miocardico acuto: tra evidenze disponibili, incertezze e prospettive future

Francesca Giordana, Giulia Bugani, Massimiliano Camilli, Luca Di Odoardo, Filippo Zilio, Felicita Andreotti, Aldo P. Maggioni, Giuseppe Di Pasquale

RIASSUNTO: L’incidenza di trombosi ventricolare sinistra (TVS) dopo infarto miocardico acuto si è notevolmente ridotta negli ultimi decenni grazie all’avvento della rivascolarizzazione farmacologica e meccanica e ai progressi della terapia antitrombotica. Nonostante la terapia anticoagulante orale, gli eventi embolici rappresentano la complicanza più temuta della TVS. Dal punto di vista fisiopatologico, lo sviluppo di TVS dipende dalla triade di Virchow, ovvero il danno endoteliale causato dall’infarto miocardico, la stasi ematica dovuta alla disfunzione del ventricolo sinistro, e l’ipercoagulabilità determinata dall’infiammazione. Le modalità diagnostiche di TVS includono l’ecocardiogramma transtoracico implementato dal mezzo di contrasto e la risonanza magnetica cardiaca. Molti dei trombi si sviluppano nelle prime 2 settimane dopo l’infarto miocardico acuto, per cui il ruolo dello screening sistematico con l’imaging ripetuto a breve-medio termine dopo l’infarto appare limitato. Gli antagonisti della vitamina K rimangono il cardine della terapia, poiché l’efficacia degli anticoagulanti orali diretti rimane ancora da stabilire. Solo deboli evidenze supportano l’utilizzo routinario della terapia anticoagulante in profilassi, anche nei pazienti a rischio elevato.