Un’aritmia sommersa… e una nuotatrice riemersa. Un caso di tachicardia sopraventricolare da rientro nodale in una giovane nuotatrice in riemersione dall’apnea dinamica

Elisa Lodi, Federica Donati, Giovanni Lodi, Igino Contrafatto, Maria Grazia Modena

RIASSUNTO: Sono ormai ampiamente riconosciuti gli insostituibili benefici dell’attività fisica come strumento di prevenzione e cura di numerose patologie, tra cui le malattie cardiovascolari. Tuttavia, l’esercizio fisico può talvolta fungere da trigger di eventi indesiderati e avversi in soggetti con cardiopatie sottostanti, spesso misconosciute e talvolta silenti. Le diverse discipline sportive presentano caratteristiche peculiari e specifiche, ed è importante valutare il profilo individuale del soggetto, incluso il genere. Riportiamo il caso di una nuotatrice agonista con storia di cardiopalmo tachicardico alla riemersione da apnea dinamica con riscontro di tachicardia parossistica da rientro nodale, per fornire un’evidenza pratica dell’importanza di utilizzare un approccio personalizzato, sia in termini di specificità sportiva che di genere, al fine di poter ottimizzare i percorsi diagnostici e terapeutici.