Esplosione di defibrillatore impiantabile in seguito a colpo d’arma da fuoco: quando il defibrillatore non previene soltanto la morte aritmica

Graziano Sorvillo, Angelo Giano, Michele Manzo, Michele Ciccarelli, Gennaro Galasso, Carmine Vecchione, Cristina Esposito

RIASSUNTO: Paziente di sesso maschile di 70 anni giunge in codice rosso presso il dipartimento di emergenza-urgenza per ferita accidentale d’arma da fuoco all’emitorace e al braccio di sinistra. All’esame obiettivo si rende evidente un’ampia ferita lacero-contusa in regione pettorale e omerale sinistra da cui sporge un defibrillatore impiantabile, precedentemente impiantato in prevenzione secondaria di tachicardia ventricolare, che mostra segni di deflagrazione e risulta completamente avulso dalla tasca in cui era originariamente alloggiato. Vengono praticati d’urgenza una radiografia del torace e una tomografia computerizzata del torace senza e con mezzo di contrasto che mostrano una frattura scomposta dell’omero sinistro, senza lesioni degli assi arteriosi della spalla e del braccio. Previa stabilizzazione chirurgica ortopedica della frattura dell’omero sinistro con fissatori esterni, è stato eseguito l’intervento di estrazione degli elettrocateteri ad elevato rischio di infezione con standby cardiochirurgico in sala operatoria ibrida in assenza di complicanze. Il paziente è stato successivamente sottoposto ad un nuovo impianto di ICD in sede infraclavicolare destra e dimesso a domicilio in buone condizioni. Il campo di applicazione delle estrazioni di elettrocateteri è in grande evoluzione e ulteriori sforzi andrebbero compiuti per potenziarne l’esecuzione e renderle maggiormente sicure ed accessibili. Questo caso clinico consente di acquisire numerose informazioni pratiche in merito alle indicazioni e alle tecniche procedurali di estrazione di elettrocateteri nonché una panoramica sulle innovazioni in questo campo.