Position paper ANMCO: Evidenze e indicazioni pratiche per l’impiego di rivaroxaban a bassa dose nella malattia coronarica stabile e nell’arteriopatia periferica

Stefania Angela Di Fusco, Vittoria Rizziello, Pietro Scicchitano, Fabiana Lucà, Vito Altamura, Matteo Bianco, Leonardo De Luca, Serafina Valente, Carmine Riccio, Pasquale Caldarola, Manlio Cipriani, Giuseppina Maura Francese, Alessandro Navazio, Federico Nardi, Roberto Ceravolo, Michele Massimo Gulizia, Domenico Gabrielli, Fabrizio Oliva, Furio Colivicchi

RIASSUNTO: Nei pazienti con malattia aterosclerotica gli eventi aterotrombotici sono la principale causa di morbilità e mortalità. Studi preclinici e clinici suggeriscono il coinvolgimento della cascata coagulativa nel processo aterosclerotico e il possibile beneficio dell’utilizzo di agenti antitrombotici, come gli anticoagulanti orali diretti, che interferiscono sia sull’aggregazione piastrinica che sulla cascata coagulativa. Lo studio COMPASS ha dimostrato che, in pazienti con malattia coronarica (CAD) stabile o arteriopatia periferica (PAD), rivaroxaban a basso dosaggio (2.5 mg bid) associato all’acido acetilsalicilico (ASA) riduce gli eventi vascolari maggiori e la mortalità, con un incremento nell’incidenza di sanguinamenti maggiori ma non dei sanguinamenti fatali o in organi critici. La riduzione degli eventi avversi maggiori cardiovascolari è stata confermata in tutta la popolazione con CAD e sia nei pazienti precedentemente sottoposti ad angioplastica coronarica che in quelli non trattati con angioplastica coronarica, così come nei pazienti con pregresso bypass aortocoronarico. Nei pazienti con PAD, l’associazione rivaroxaban a basso dosaggio con ASA riduce sia gli eventi avversi cardiovascolari maggiori che gli eventi avversi maggiori degli arti inferiori, incluse le amputazioni maggiori. Nella pratica clinica, l’uso di rivaroxaban 2.5 mg è stato approvato sia nei pazienti con CAD che nei pazienti con PAD sintomatica ed alto rischio di eventi ischemici, ma la rimborsabilità da parte del Sistema Sanitario Nazionale è prevista solo per i pazienti con CAD. Nei pazienti trattati con rivaroxaban 2.5 mg, la valutazione ed il monitoraggio del rischio emorragico è fondamentale per trarre il massimo beneficio clinico.