L’aspirina in prevenzione cardiovascolare primaria – un aggiornamento al 2022

Erica Michelotti, Francesco Negro, Riccardo Morganti, Raffaele De Caterina

RIASSUNTO: L’efficacia dell’aspirina nella riduzione di eventi aterotrombotici in prevenzione cardiovascolare secondaria è ampiamente accettata. Per contro, le evidenze scientifiche riguardo al suo utilizzo in prevenzione primaria sono dibattute, essenzialmente per incertezza sul rapporto rischio-beneficio: numerosi studi clinici randomizzati e metanalisi non hanno infatti dimostrato un chiaro beneficio clinico, poiché la riduzione degli eventi aterotrombotici risultava controbilanciata dall’aumento del rischio di sanguinamento. Tuttavia la prevenzione primaria è estremamente disomogenea in termini di rischio cardiovascolare. Alla luce dell’analisi dei risultati dei più recenti trial, tramite una meta-regressione riguardo ai benefici e ai rischi connessi alla terapia con aspirina in funzione del rischio di eventi cardiovascolari avversi maggiori (MACE) a 10 anni, proponiamo un approccio mirato in grado di individuare la giusta categoria di pazienti in prevenzione primaria da sottoporre a profilassi con aspirina. Dopo controllo ottimale dei fattori di rischio, e in pazienti <70 anni, i cardiologi clinici dovrebbero eseguire un’attenta valutazione individuale del rischio di MACE e basare la decisione terapeutica su tale stratificazione, tenendo conto del rischio di sanguinamento e delle preferenze del paziente. L’analisi del beneficio clinico netto derivante dalla somministrazione di aspirina permette di identificare nei pazienti a rischio cardiovascolare intermedio-alto (frequenza di MACE >10% a 10 anni) e senza rischio proibitivo di sanguinamento, una popolazione in cui i benefici nella riduzione di eventi aterotrombotici superano il rischio di eventi emorragici. Il beneficio derivante dalla terapia antitrombotica risulta inoltre amplificato dal simultaneo trattamento con gastroprotettori e degli altri fattori di rischio cardiovascolare, principalmente la dislipidemia e l’ipertensione.