Appropriatezza della richiesta di consulenza cardiologica preoperatoria nella chirurgia non cardiaca: esperienza di 8 anni di un centro cardiologico ad alto volume di attività

Annarita Pilleri, Luisella Pistis, Luigi Valentino, Daniele Cocco, Martino Deidda, Maria Ilaria Scionis, Giampaolo Scorcu

RIASSUNTO: Razionale. Negli ultimi decenni i pazienti candidati a chirurgia non cardiaca sono diventati sempre più numerosi e complessi. Le complicanze cardiovascolari perioperatorie rappresentano almeno un terzo dei decessi perioperatori. Nonostante il cardiologo rivesta un ruolo fondamentale nel contesto della gestione perioperatoria, le linee guida disponibili risultano spesso di poco aiuto in diversi scenari della pratica clinica. I protocolli clinici assistenziali nascono dall’esigenza di supplire a queste mancanze, di definire il ruolo dei vari specialisti coinvolti nell’ambito della gestione clinica perioperatoria e raggiungere gli outcome clinici più desiderabili. Materiali e metodi. Questo studio, retrospettivo monocentrico, analizza i dati di 33 463 visite cardiologiche preoperatorie, l’aderenza all’evidenza scientifica delle richieste di consulenza e l’impatto dell’implementazione di un protocollo clinico assistenziale (PCA) aziendale finalizzato alla riduzione dell’inappropriatezza. Risultati. L’età media della popolazione generale (52.8% maschi) era 59 ± 18 anni. L’ipertensione arteriosa sistemica è risultata la più frequente tra le comorbilità seguita dal diabete, dalla sindrome coronarica cronica e dalla fibrillazione atriale. La chirurgia a basso rischio è risultata la categoria più rappresentata (56.2%) e la stragrande maggioranza dei pazienti (70.1%) non presentava predittori di eventi cardiovascolari perioperatori. Dopo l’introduzione del PCA, si è osservata una riduzione del 32% del numero di valutazioni inappropriate, prevalentemente a carico del basso rischio chirurgico. Nonostante la riduzione delle richieste di consulenza, quasi due terzi delle consulenze eseguite risultava ugualmente non conforme al PCA, maggiormente nella categoria a basso rischio (82.9%) rispetto a quelle a moderato/alto rischio (55%). Conclusioni. L’uso inadeguato delle risorse ha generato un risultato deludente di performance organizzativa caratterizzato da un elevato grado di inappropriatezza delle consulenze preoperatorie. L’implementazione di un PCA aziendale modulato sulle esigenze locali è un valido strumento per migliorare gli standard organizzativi della valutazione cardiologica del paziente candidato a chirurgia non cardiaca. Audit periodici, una più diffusa conoscenza delle linee guida e un sistema di gestione e controllo amministrativo più efficiente potrebbero migliorare l’appropriatezza di queste valutazioni.