La comunicazione scientifica al “mio” paziente

Franco Cosmi

RIASSUNTO: Nella comunicazione scientifica bisogna tenere ben distinti il “mio” paziente da quello “medio” dei trial clinici randomizzati e controllati. Quella rivolta al “mio” paziente avviene nella delicata ed in un certo senso intima relazione medico-paziente in cui giocano varie componenti come le aspettative, le necessità e le speranze del paziente, la fatica professionale, emotiva, burocratica del medico, il rigore e la mondanità scientifica dello scienziato, la sostenibilità economica ed organizzativa dell’amministratore, il controllo sociale, mediatico e giudiziario. La semplice fiducia richiesta nell’epoca del “paternalismo” ha subito una transizione prima nel “consenso informato” e dopo nella “scelta terapeutica condivisa”. Il passo successivo sarebbe quello di medici “esecutori di protocolli e linee guida aziendali” oppure “esecutori degli algoritmi dell’intelligenza artificiale”, dimenticando che la medicina è scienza applicata con arte in un sistema complesso e complicato che ha bisogno di essere governato da chi lo conosce. Fino a che non si trovano soluzioni più efficaci, il modo più conveniente è quello dell’applicazione delle linee guida condivise della medicina basata sull’evidenza liberate dalle raccomandazioni deboli basate sul consenso degli esperti, chiedendo agli scienziati di “raccomandare di non raccomandare” quando prevale l’incertezza, lasciando la scelta all’esperienza del medico e alle preferenze del paziente.