Ipertensione polmonare pre-capillare o post-capillare? Il ruolo dei test provocativi in sala di emodinamica

Sergio Caravita, Claudio Picariello, Andrea Garascia, Leonardo Misuraca, Elisabetta De Tommasi, Egidio Imbalzano, Iolanda Enea, Loris Roncon, Marco Vatrano, a nome dell’Area Malattie del Circolo Polmonare ANMCO

RIASSUNTO: La diagnosi differenziale tra ipertensione arteriosa polmonare e ipertensione polmonare secondaria a scompenso cardiaco a normale frazione di eiezione richiede un approccio multiparametrico, fino all’eventuale realizzazione di un cateterismo cardiaco destro, con importanti ricadute clinico-terapeutiche. Tuttavia, è possibile trovarsi di fronte a pazienti con probabilità intermedio-alta di scompenso cardiaco a normale frazione di eiezione, che presentino una pressione di incuneamento arteriolare polmonare borderline, ovverosia compresa tra 13 e 15 mmHg. In questi casi, è opportuno ricorrere ad un test provocativo in sala di emodinamica, con l’obiettivo di smascherare una forma occulta di scompenso cardiaco a normale frazione di eiezione, o di escludere tale condizione in maniera definitiva. I test provocativi attualmente considerati d’ausilio per questa diagnosi differenziale sono il carico volemico acuto e l’esercizio fisico. Seppure siano stati proposti valori normativi per interpretare la risposta emodinamica ai test provocativi, le evidenze a sostegno di essi sono ancora preliminari e non completamente univoche. In questa rassegna verranno trattati i presupposti fisiopatologici alla base dell’utilizzo dei test provocativi, nonché aspetti metodologici relativi alla loro implementazione e interpretazione al fine di discriminare correttamente scompenso cardiaco a normale frazione di eiezione e ipertensione arteriosa polmonare, mettendo in luce pregi e difetti del carico volemico acuto e dell’esercizio fisico.