Pacemaker leadless: risultati di una survey condotta nei centri impiantatori della Regione Lombardia

Luca Rosario Limite, Francesca Baratto, Massimo Mantica, Giusy Sirico, Giovanni Rovaris, Elisabetta MOntemerlo, Domenico Pecora, Massimo Pagani, Luigi Fedele, Giuseppe Augello, Francesca Zuffada, Roberto Rordorf, Francesco Ambrosini, Lorenzo Gigli, Paolo De Filippo, Antonio Pani, Giovanni Forleo, Gianfranco Mitacchione, Paolo Della Bella, Patrizio Mazzone

RIASSUNTO: Razionale. Il pacing transvenoso è tuttora associato ad alcune complicanze secondarie alla presenza a lungo termine degli elettrocateteri nel sistema venoso. Al fine di limitare queste complicanze, i pacemaker leadless sono stati recentemente introdotti nella pratica clinica, ma non sono ancora disponibili linee guida che indichino in quali categorie di pazienti possano essere i dispositivi di scelta. Obiettivo di questa survey è descrivere l’utilizzo dei pacemaker leadless nell’attuale pratica clinica. Materiali e metodi. Undici centri impiantatori situati in Lombardia (su un totale di 17 centri partecipanti) hanno risposto ad un questionario, fornendo dati sulle caratteristiche dei pazienti e sulle indicazioni all’impianto. Risultati. Su un totale di 411 pazienti sottoposti ad impianto di pacemaker leadless in un periodo di 4.2 ± 0.98 anni, i centri intervistati hanno eseguito l’impianto nello 0.18% dei casi in pazienti con meno di 18 anni, nel 29.9% dei casi in pazienti di 18-65 anni, nel 34.3% dei casi in pazienti di 65-80 anni e nel 35.6% dei casi in pazienti con più di 80 anni. L’indicazione principale è stata la fibrillazione atriale a bassa risposta ventricolare (49% dei pazienti), seguita dal blocco atrioventricolare e dalla disfunzione sinusale. In due centri sono state riportate complicanze intraospedaliere. Conclusioni. Il pacing leadless è adottato principalmente, ma non esclusivamente, in pazienti anziani con fibrillazione atriale a bassa risposta ventricolare. Sono necessari ulteriori studi per valutare i possibili benefici nei pazienti più giovani con bassa percentuale di pacing, al fine di identificare i soggetti che possono beneficiare maggiormente da questa metodica di stimolazione.