Gestione cardiovascolare dei pazienti affetti da leucemia mieloide cronica in terapia con inibitori delle tirosin-chinasi anti-BCR-ABL: è tempo per un percorso condiviso

Francesco Maiellaro, Michele Bellino, Ilaria Radano, Michele Ciccarelli, Rodolfo Citro

RIASSUNTO: La leucemia mieloide cronica è una rara patologia mieloproliferativa associata ad una mutazione tipica presente nel 95% dei casi che dà origine alla proteina di fusione BCR-ABL con attività tirosin-chinasica perennemente attiva. Il trattamento è stato rivoluzionato recentemente grazie all’utilizzo di farmaci inibitori della tirosin-chinasi (TKI) anti-BCR-ABL. Imatinib è il capostipite e presenta un buon profilo di sicurezza cardiovascolare, mentre alcuni farmaci di seconda generazione (nilotinib e dasatinib) e ponatinib di terza terza generazione, sviluppati per far fronte alle resistenze farmacologiche, si possono associare ad eventi avversi di natura cardiovascolare che incombono su una popolazione a più alto rischio cardiovascolare rispetto a quella generale. Dasatinib presenta come principale effetto avverso l’insorgenza di disfunzione ventricolare reversibile con la sospensione del trattamento. La terapia con nilotinib o ponatinib, al contrario, si associa ad una maggiore incidenza di eventi ischemici intesi come coronaropatia, ictus cerebrale ed arteriopatia periferica. Per tale motivo la gestione dei pazienti in terapia con TKI dovrebbe prevedere un percorso integrato di valutazione e follow- up multidisciplinare che coinvolga figure di alta specialità quali cardiologo, ematologo e/o oncologo e l’utilizzo di percorsi dedicati per questi pazienti, con lo scopo di prevenire l’insorgenza e gestire le complicanze cardiovascolari.