Identificazione precoce di cancro dopo sanguinamento in corso di terapia anticoagulante orale nei pazienti con fibrillazione atriale: una nuova prospettiva

Letizia Riva, Giuseppe Di Pasquale

RIASSUNTO: La terapia antitrombotica, in particolare quella anticoagulante orale, determina un aumento del rischio emorragico. Alcuni tra i sanguinamenti che si verificano in corso di trattamento anticoagulante orale sono di origine neoplastica e portano alla diagnosi di tumori occulti. L’uso degli anticoagulanti orali diretti si associa ad un minor rischio emorragico rispetto agli antagonisti della vitamina K, ma in presenza di una lesione neoplastica la possibilità che inducano sanguinamenti non è inferiore. I pazienti affetti da fibrillazione atriale con sanguinamento gastrointestinale in corso di warfarin hanno una probabilità 6 volte maggiore di ricevere una diagnosi di cancro rispetto ai soggetti che non hanno avuto sanguinamenti. Nei pazienti con ematuria la probabilità di cancro è quasi tripla se il paziente è in trattamento con warfarin. Con tutti e quattro gli anticoagulanti orali diretti all’interno dei trial clinici randomizzati di fase III sono state riportate diagnosi di cancro del colon associate a sanguinamento. Nel mondo reale è stata in seguito riportata un’incidenza del 4.5% di cancro di nuova diagnosi, prevalentemente in stadio iniziale, preceduta da un episodio di sanguinamento. In presenza di un sanguinamento in corso di terapia anticoagulante orale dovrebbe pertanto essere sempre eseguito un approfondito iter diagnostico per la ricerca di neoplasia occulta. Un evento avverso come il sanguinamento può diventare una favorevole opportunità.