Terapia antipiastrinica singola o doppia nei pazienti sottoposti a intervento di bypass aortocoronarico

Domenico Paparella, Alfredo Marchese

RIASSUNTO: Il bypass aortocoronarico è il trattamento di scelta nella malattia coronarica ostruttiva complessa, in particolare nei pazienti diabetici. I vantaggi a lungo termine del bypass aortocoronarico dipendono dalla buona esecuzione dell’intervento, dalla scelta adeguata dei condotti (arteriosi meglio che venosi) ma sono anche influenzati, così come per lo stent coronarico, dalle misure farmacologiche utilizzate per prevenirne l’occlusione sia nel periodo immediatamente successivo all’intervento sia negli anni seguenti. L’uso dell’aspirina a dosaggi intermedi, prima e dopo l’intervento chirurgico, migliora chiaramente la prognosi clinica e la pervietà del bypass ma non impedisce che l’occlusione dei bypass venosi si verifichi nel 10-20% dei casi ad 1 anno di follow-up e nel 50% circa a 10 anni. L’associazione di aspirina con tienopiridine (doppia terapia antipiastrinica, DAPT) di prima o più recente generazione ha prodotto risultati contrastanti nei diversi studi randomizzati controllati eseguiti. Tuttavia, in base alle più recenti metanalisi, sembrerebbe esserci motivo per un più ampio utilizzo della DAPT per almeno 6 mesi dopo la chirurgia per i pazienti sottoposti a rivascolarizzazione con vena safena a fronte di un rischio emorragico leggermente più elevato. Tale strategia potrebbe servire a ridurre il rischio di trombosi dei graft come conseguenza dello stato pro-trombotico e pro-infiammatorio caratterizzante le prime settimane postoperatorie.