Position paper ANMCO: Ruolo del contropulsatore aortico nel paziente con insufficienza cardiaca acuta avanzata

Roberta Rossini, Serafina Valente, Furio Colivicchi, Cesare Baldi, Pasquale Caldarola, Daniela Chiappetta, Manlio Cipriani, Marco Ferlini, Nicola Gasparetto, Rossella Gilardi, Simona Giubilato, Massimo Imazio, Marco Marini, Loris Roncon, Fortunato Scotto di Uccio, Carlotta Sorini Dini, Paolo Trambaiolo, Tullio Usmiani, Michele Massimo Gulizia, Domenico Gabrielli

RIASSUNTO: Il contropulsatore aortico (CPA) rappresenta ancora oggi il dispositivo più utilizzato nelle cardiologie e nelle unità di terapia intensiva cardiologica italiane come sistema di supporto nel paziente con shock cardiogeno o scompenso cardiaco acuto avanzato. La procedura di impianto e la successiva gestione del CPA sono gravate da un numero di complicanze minori rispetto agli altri dispositivi di supporto meccanico percutaneo, sia per il basso diametro dell’introduttore che riduce le complicanze di accesso vascolare, sia per il suo più diffuso utilizzo che ne ha fatto incrementare la maneggevolezza da parte del personale medico ed infermieristico. L’obiettivo del presente position paper ANMCO sull’impiego del CPA nel paziente con insufficienza cardiaca acuta è quello di tentare di superare il gap attualmente esistente tra le attuali raccomandazioni e il diffuso impiego che ancora oggi ne viene fatto nella pratica clinica, come dimostrato dai risultati della recente survey italiana. Appare evidente la necessità per il cardiologo intensivista ed interventista di poter ben identificare la tipologia di paziente, i contesti clinici e soprattutto il timing ideale in cui l’uso del CPA possa essere giustificato e giustificabile nella gestione del paziente con insufficienza cardiaca acuta, sia in termini di utilità/ efficacia clinica che di costo-efficacia, soprattutto se si considera l’attuale assenza in questo ambito di chiare evidenze scientifiche di superiore efficacia e sicurezza clinica degli altri dispositivi percutanei di supporto meccanico rispetto al CPA. Non bisogna, inoltre, trascurare il ruolo che tale dispositivo può avere come “bridge” ad altri sistemi in grado di fornire un maggior supporto circolatorio, che risultano non essere sempre prontamente disponibili nei Centri che per primi si trovano a gestire il paziente con insufficienza cardiaca acuta, soprattutto là dove ancora manca una gestione integrata del paziente con shock cardiogeno nel contesto di una rete dedicata.