Individuazione precoce e gestione della coronaropatia nel cuore trapiantato: è tempo per una uniformità di approccio?

Martina M. Moschella, Annalisa Turco, Marco Ferlini, Stefano Ghio, Carlo Pellegrini, Barbara Cattadori, Maurizio Ferrario, Stefano Pelenghi, Luigi Oltrona Visconti

RIASSUNTO: La coronaropatia del cardiotrapiantato (CAV) rappresenta ancora oggi il tallone d’Achille del trapianto cardiaco. La sua presentazione senza sintomi (angor e/o dispnea) rende la sua individuazione precoce alquanto indaginosa. Nonostante l’utilizzo di metodiche non invasive sempre più all’avanguardia, la coronarografia con l’utilizzo complementare dell’ecografia intravascolare rappresenta lo strumento più sensibile a nostra disposizione per il riconoscimento precoce della CAV, e rimane a tutt’oggi l’unico metodo sicuramente efficace per il monitoraggio della coronaropatia dei pazienti trapiantati, da effettuare annualmente almeno per i primi 5 anni, come suggerito dalle attuali linee guida europee sulle sindromi coronariche croniche. Tuttavia, l’esecuzione della coronarografia di routine nel follow-up a lungo termine è di difficile attuazione, soprattutto nei pazienti giovani e con insufficienza renale cronica. La scelta del tipo di test diagnostico da eseguire dipende dal suo costo e dalla sua disponibilità, in quanto, ad oggi, non esiste ancora nessuno studio di confronto diretto tra le metodiche di screening non invasive in termini di diagnosi e prognosi. L’obiettivo di questa trattazione è quello di fornire una direttiva pratica nella gestione e nel follow-up dei pazienti trapiantati, basata sulla lunga esperienza del nostro Centro.