Impatto prognostico di un programma di cardiologia riabilitativa ambulatoriale in pazienti con cardiopatia ischemica

Sara Mandorla, Odoardo Regni, Eleonora Giovagnoli, Massimo Cossignani

RIASSUNTO: Razionale. La cardiologia riabilitativa (CR) costituisce una raccomandazione di classe IA per riduzione di eventi, nuove ospedalizzazioni e mortalità in pazienti con malattia coronarica. Scopo dello studio è stato analizzare il modello della CR ambulatoriale della Cardiologia dell’Ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino (PG) e gli esiti clinici nel breve e medio-lungo periodo. Materiali e metodi. Sono stati ricostruiti la storia clinica, l’evoluzione della malattia cardiovascolare, le comorbilità, i nuovi eventi, la mortalità di pazienti coronaropatici nel periodo di osservazione 2005-2018 (follow-up medio 4.9 ± 4.4 anni/paziente). Risultati. Da una popolazione di 1552 pazienti ne sono stati selezionati 1384 con storia di malattia coronarica, età media 64.6 ± 9.8 anni; 13.2% di età >75 anni; 17% donne, di età media 67.6 ± 8.8 anni. Il 57.2% dei pazienti presentava infarto acuto del miocardio con sopraslivellamento del tratto ST, il 17.1% infarto acuto senza sopraslivellamento del tratto ST, il 19.9% angina o cardiopatia ischemica, il 5.7% era stato sottoposto a bypass aortocoronarico. La durata media del ciclo riabilitativo è stata di 3 settimane con successivo follow-up ambulatoriale dopo 6 mesi e ogni 1-2 anni. All’ultimo controllo, l’82.4% dei pazienti assumeva terapia antiaggregante, il 71.1% betabloccanti, il 75.8% inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina o antagonisti recettoriali dell’angiotensina, il 90.5% statine o ipocolesterolemizzanti, raggiungendo i seguenti target: colesterolemia LDL 87.5 ± 31.9 mg/dl (target <70 mg/dl nel 30.4%) e 78.9 ± 28.7 mg/dl (target <70 mg/dl nel 37.2%) rispettivamente in tutta la popolazione e in quella arruolata dal 2010; frequenza cardiaca 63.4 ± 10.8 b/min; pressione arteriosa sistolica e diastolica 128.3 ± 15.6/73.6 ± 8.6 mmHg; trigliceridemia 135.6 ± 73.6 mg/dl. Gli eventi registrati durante il periodo di follow-up sono stati: 156 episodi di reinfarto in 136 pazienti; 341 procedure di angioplastica coronarica in 258; angina in 99; by pass aortocoronarico in 60 e nuovo intervento in 7; insufficienza cardiaca in 21; ictus cerebrale in 44 pazienti. I casi di vasculopatia periferica, diabete mellito e insufficienza renale, analizzati in 627 pazienti con almeno 5 accessi in un periodo medio di 6.5 anni sono aumentati durante il follow-up rispettivamente dell’11%, 5.3% e 4.8%, mentre la sindrome metabolica è stata in regresso del 6.2%. Nel primo anno di follow-up, il 10.3% dei pazienti è andato incontro ad un nuovo ricovero per infarto (1.6%) o per angioplastica coronarica (8.7%). La mortalità totale nell’intero periodo e a 1 anno è stata rispettivamente del 10.5% e 0.7%. Dall’analisi multivariata è risultato che la probabilità di decesso aumenta con l’età, è maggiore nei maschi e in caso di frazione di eiezione <40%, vasculopatia periferica, dislipidemia e diabete, mentre si riduce all’aumentare del numero dei controlli. La probabilità di reinfarto è più elevata in pazienti fumatori, con insufficienza renale, vasculopatia, neoplasie. Conclusioni. Lo studio evidenzia l’efficacia di un programma di controllo a lungo termine di una popolazione con malattia coronarica, fattori di rischio coronarico e comorbilità. Condizioni per l’efficacia del programma di CR sono l’appropriatezza e la continuità del trattamento, il controllo dei fattori di rischio coronarico e il monitoraggio e controllo delle comorbilità. Queste ultime presentano un andamento prevalentemente evolutivo e, al pari della non riduzione del fumo, condizionano in modo importante l’outcome, nonostante l’efficace controllo degli altri fattori di rischio coronarico.