Valutazione e trattamento interventistico delle lesioni coronariche severamente calcifiche

Giuseppe Andò, Giampiero Vizzari, Giampaolo Niccoli, Paolo Calabrò, Marco Zimarino, Carmen Spaccarotella, Salvatore De Rosa, Raffaele Piccolo, Felice Gragnano, Massimo Mancone, Saverio Muscoli, Francesco Romeo, Ciro Indolfi, a nome del Gruppo di Studio "Cardiologia Interventistica" della Società Italiana di Cardiologia

RIASSUNTO: I pazienti con lesioni coronariche severamente calcifiche sottoposti a rivascolarizzazione percutanea rappresentano una popolazione ad elevato rischio di outcome avversi, sia intraprocedurali che a distanza. Nell’ultimo decennio si è rinnovato l’interesse per gli strumenti di ablazione, modifica e preparazione della placca calcifica, grazie anche allo sviluppo di nuove tecnologie e ai miglioramenti di quelle già utilizzate, con il fine ultimo di ottimizzare l’effetto meccanico della dilatazione della placca con il pallone e il successivo impianto dello stent. A questo proposito, le tecniche di imaging intravascolare consentono un’accurata valutazione delle calcificazioni coronariche fornendo i dettagli morfologici delle varie sub-strutture vasali. È stata ampiamente dimostrata l’efficacia dell’aterectomia rotazionale nel migliorare il successo procedurale per il trattamento di lesioni calcifiche. La litotripsia intravascolare, l’applicazione di tecniche e materiali da procedure complesse come le occlusioni croniche, l’esperienza sempre maggiore degli operatori, associate all’introduzione di stent medicati con caratteristiche tecnico-strutturali eccellenti, hanno ulteriormente contribuito a migliorare i risultati a distanza di queste procedure. Si propone infine un algoritmo di valutazione e trattamento per esemplificare come viene pianificata ed eseguita la procedura di rivascolarizzazione percutanea nei pazienti con lesioni calcifiche.